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23 novembre 2013 | 0 comments

L’auto-ascolto per prendere una decisione

Hai mai avuto la sensazione di ricevere un messaggio da una parte interna di te che ti suggerisce una scelta, e che questo suggerimento ti sembrasse autorevole e da seguire nonostante fosse in contrasto con la tua parte razionale? Se sì, ti invito a scriverlo commentando questo articolo.

Nel frattempo ti racconto una mia esperienza di questo tipo avvenuta a novembre 2013 e ne approfitto per scrivere qualche riflessione ed un consiglio.

Prima di addormentarmi avevo chiesto al mio “sé superiore” quale fosse uno dei prossimi passi avanti da fare per agevolare la mia evoluzione personale.
Verso le 3 di notte mi svegliai dopo che in sogno mi era arrivato, in una forma che non ricordavo, un consiglio che sentivo di dover seguire per il mio bene. Si trattava di abbandonare un’attività di business che avevo cominciato da alcuni mesi.

Dal punto di vista razionale poteva essere vista come una pazzia: era una opportunità di guadagno dignitosissima, e inoltre mi stavo preparando in quei giorni a creare una piattaforma online per ampliare il lavoro con altri collaboratori. Ma la mia decisione è stata di non dedicarmi a questa attività. Sentivo che questa decisione “viveva” ed aspettava solo di essere presa. Mi sembrava di sentire questo messaggio anche “fisicamente”.

Eccoti un’indicazione che – bada – vale per le persone in buono stato di salute fisica e mentale, quindi persone che non soffrono di gravi disagi psichici o gravi problemi di dipendenza da sostanze:

quando il nostro istinto ci dice di fare (o smettere di fare) qualcosa, e sentiamo anche a livello fisico che è quella giusta per noi, di sicuro è per il nostro bene.

E se non seguiamo quella voce e quella sensazione, potremo avere dei vantaggi che comunque saranno di importanza inferiore agli svantaggi, almeno a lungo termine: servendosi di vari accadimenti e magari apparenti coincidenze, o intervenendo sulla salute fisica, emozionale e relazionale, il nostro karma e il nostro sistema energetico cercheranno di farci capire che quella non è la strada giusta. Ci invieranno all’inizio dei piccoli “messaggi dolorifici”, che se inascoltati si ingrandiranno sempre di più, finché non ci decidiamo ad ascoltare il nostro cuore e a dargli retta. Con fiducia. Anche se non capiamo fino in fondo il perché ci sta dando quel suggerimento.

Infatti uno degli elementi fondamentali per capire se prendere una decisione o no è il tipo di motivazione:

– Se è del tutto razionale, e dal ragionamento viene fuori l’entusiasmo che spinge a fare quella scelta, non si può considerare come proveniente dal proprio cuore.

– Stessa cosa se la decisione è motivata principalmente dal dispiacere che avremmo per il “perdere quella fantastica occasione” (non mi riferisco solo al business, ma anche alle presunte fantastiche occasioni su cose che un po’ ci piacciono, come mettere su un gruppo teatrale, iscriversi a un corso di quella o quell’altra disciplina o prendere un impegno per un qualunque progetto, o acquistare un prodotto in vendita a prezzo scontato solo per i prossimi 2 giorni).

– Stessa cosa se la decisione è presa solo per non dare dispiacere a qualcuno.

Questi tre tipi di motivazione sono i moventi principali che guidano la maggior parte delle decisioni prese ogni giorno dalle persone (e su cui fanno leva i grandi persuasori, e cioè pubblicitari, politici, insegnanti e genitori).
Non sto dicendo che le decisioni che ne derivano sono sempre sbagliate. Sono sbagliate se entrano in contraddizione con ciò che il cuore ci suggerisce. In tal caso è sbagliata è la “gerarchia” di decisione.

Mi spiego meglio.
La sequenza di uso comune è:

– interrogo la mia razionalità sulla decisione da prendere
– noto che grazie al comportamento X eviterò qualcosa che sono abituato ad associare al dispiacere, o al pericolo, o alla colpa
– …oppure noto che grazie al comportamento X non perderò l’occasione di ottenere qualcosa che sono abituato ad associare al piacere
– noto che quindi non prendere la decisione X sarebbe stupido
– prendo la decisione X
  — Lo faccio spinto da sentimenti collegati al passato (vedi su: “sono abituato ad associare”…)
  — Lo faccio perché considero quella cosa piacevole/spiacevole in generale, senza interrogare i miei sentimenti su ciò che succederà a lungo termine (a distanza di una settimana, o un anno, o venti anni, etc)
  — Lo faccio perché considero quella cosa piacevole/spiacevole in generale, senza considerare la globalità di ciò che accade veramente (cioè tutte le conseguenze collaterali)

L’atteggiamento che io ti consiglio è invece quello che non prescinde mai da ciò che il cuore ti dice. E cioè:

– accertati che la salute del tuo corpo e della tua mente ti consentano un auto-ascolto “puro”, e cioè un ascolto di sensazioni che provengano davvero da te
– mantieni nella vita quotidiana questo costante contatto (e se ci sono momenti in cui ti becchi a non avere quel contatto, ristabiliscilo subito; capiterà sempre meno)
– mantieni questo contatto-ascolto a maggior ragione nel momento in cui devi prendere una decisione
– aggiungi la parte razionale per un “controllo logistico” sul come di preciso e materialmente puoi seguire la strada che il tuo cuore ti sta suggerendo
– agisci con fiducia
– ricorda ogni giorno che che la tua vita si evolve; continuando il tuo auto-ascolto saprai in ogni momento se continuare per la strada che stai percorrendo o se la cosa più giusta per te è un cambiamento.

Ho super-riassunto una parte delle nozioni che uso per un cliente di Life Coaching quando mi chiede (più o meno esplicitamente) di essere messo in condizione di prendere una decisione. Non è detto che la semplice lettura di un articolo possa bastare, ma in ogni caso potrebbe averti fornito un buono spunto… Allora buon auto-ascolto e buone decisioni.

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