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7 Giugno 2011 | 1 comment

Cambiare il mondo – 2^ parte

[la prima parte si trova qui e la terza parte qui]

Qual è l’atteggiamento giusto nei confronti di ciò che ti piacerebbe cambiare in questo mondo? Molte persone si sentono impotenti di fronte ai problemi del nostro pianeta: un pensiero tipico è “questi sono problemi più grandi di noi”.
Non è vero che sono problemi più grandi di noi, a patto che non ci consideriamo singolarmente. Di solito sono provocati da un numero di persone abbastanza ristretto rispetto al numero di persone a cui sembra giusto risolverli, anche se a queste ultime mancano una sufficiente informazione e un sufficiente coordinamento, e soprattutto un’adeguata preparazione psicologica, che è proprio ciò di cui sto per parlarti…
A frenare la voglia di dedicare un po’ del proprio tempo o di contribuire con del denaro a una causa che anche venga ritenuta giusta (non foss’altro che una petizione da firmare online e da condividere su Facebook) sono fondamentalmente due fattori:

  • credere che ci sia una bassa o nulla probabilità che la propria azione sia efficace
  • sapere che non se ne vedrà immediatamente il risultato (o pensare “magari ciò che faccio avrà avuto un’efficacia, ma la notizia del mio successo non mi arriverà mai o distrattamente non la leggerò”).

È comprensibile che qualcuno sia influenzato in modo determinante da questi due fattori. Se è accaduto anche a te, eccoti un approccio diverso e più sereno alla possibilità di migliorare il mondo: Per evitare una frustrazione che porta alla rinuncia, certe iniziative vanno affrontate con razionalità e dando il valore a ciò che si fa (o che si finanzia) non in base al successo della singola azione o all’immediatezza del risultato, ma in base a ciò che succede nel lungo termine dopo aver partecipato a varie azioni.

Un contadino sa che statisticamente per far crescere 10 piante deve gettare molti più semi. Ma non può permettersi di sentirsi frustrato al pensiero che dopo un’ora non sia cresciuta ancora nessuna pianta, né al pensiero di ogni seme che non germoglierà mai, altrimenti per lui sarebbe psicologicamente insostenibile il lavoro che lo porta a ottenere 10 piante… che è lo stesso che dire “per lui sarebbe impossibile ottenere 10 piante”. Non sapendo inizialmente quali semi saranno utili e quali no, e sapendo che quelli che germoglieranno lo faranno dopo molti giorni,

  • si comporta come se tutti fossero destinati a germogliare, pur sapendo che non sarà così
  • accetta di aspettare.

Un esempio più moderno: se un imprenditore che vende prodotti o servizi su Internet investe in una campagna pubblicitaria Pay Per clic, sa che un certo numero di persone, dopo aver cliccato e determinato quindi una spesa per il lui, non acquisteranno. Ma il venditore non si sente frustrato per ogni clic a pagamento che non è stato convertito in vendita, perché questo fenomeno è causato dallo stesso sistema che porta a cliccare un certo numero di naviganti che acquisteranno, ripagando il venditore per una somma più alta di quella spesa in pubblicità complessivamente, se la campagna pubblicitaria è fatta bene. Se questo successo non si verifica, significa che del tempo e del denaro sono stati spesi per avere una preziosa informazione, e cioè sapere che quella campagna pubblicitaria va cambiata. Può l’imprenditore sentirsi frustrato per questa spesa che non gli ha portato un vantaggio economico immediato? No, perché ferma restando l’utilità delle importanti, consolidate e pre-confezionate regole di marketing, accettare di procedere per tentativi e correzioni fa parte di una mentalità che un venditore deve assolutamente avere se vuole arrivare ad un successo che prescinde dalla fortuna.

E’ facile capire come in moltissimi campi spendere periodicamente del tempo e del denaro che non portano subito un vantaggio sia qualcosa da contemplare fin dall’inizio; ciò nonostante, ci sono molte persone che non vedendoci a un palmo dal naso tendono a considerare questo tipo di spesa come inutile e quindi avvilente.

E’ questo il tipo di mentalità che spinge molti a non prendere in considerazione l’opportunità di occuparsi di battaglie civili, a dire che non servono.

Fortunatamente non è vero. Amnesty International e Avaaz sono esempi di organizzazioni che hanno coinvolto persone di tutto il mondo e che hanno avuto e continuano ad avere importantissimi risultati, che riportano ogni volta sui loro siti Internet.
Il legame fra le nostre azioni e i loro risultati dev’essere interpretato in questo modo: NEI GRANDI NUMERI l’insieme delle nostre azioni avrà avuto un risultato. È pensando in questo modo che NELL’IMMEDIATO si percepisce la nostra azione come immediatamente utile e giusta. Tanto più che la sua utilità sussiste anche per il fatto di essere un buon esempio.

Se il mondo in cui viviamo è importante, non c’è motivo di non ragionare e agire come chi getta dei semi, senza sapere quanto e quando raccoglierà esattamente.
Allora questo è il consiglio che ti do per avere un buon rapporto con l’ambiente in cui vivi: ricorda che

Ogni volta che si festeggia un successo, in qualunque modo e in qualunque misura tu avrai contribuito a realizzarlo, quella sarà anche la tua festa.

E la cosa bella è che soddisfazione per il risultato non è da dividere come il profitto di un’azienda si divide fra gli azionisti: in questo caso il profitto si moltiplica. Come per le idee: se in mille persone lavorano per sviluppare un’idea, non è che ognuno alla fine ha come beneficio un millesimo di idea: tutti hanno quell’idea, e tutta intera.
Se il tuo contributo in termini di economici o di tempo per una giusta causa sarà stato un milionesimo di quello necessario a raggiungere un obiettivo, quando questo obiettivo sarà stato raggiunto il successo ti darà non un milionesimo di soddisfazione: tu, come tutti coloro che avranno partecipato avrete il 100% di soddisfazione, perché ognuno saprà di aver dato il 100% delle risorse che secondo i propri valori riteneva opportuno impiegare.

Dedico questo mio articolo ad Amnesty International, che ha compiuto in questi giorni 50 anni. Auguri Amnesty, e a tutti coloro che l’hanno sostenuta e che la sostengono, GRAZIE per il bene che avete fatto fino a oggi e GRAZIE fin da ora per tutto quello che farete.

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