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30 ottobre 2014 | 0 comments

Più responsabilità, meno figli

A maggio 2012, su un palcoscenico di Doha (Qatar) era in programma il “TED Talk” di Hans Rosling, che fra l’altro parlò del legame fra religione e numero di figli per coppia e spiegò perché la popolazione mondiale aumenterà di altri 3 miliardi di persone (cliccando in basso a destra sul video puoi scegliere i sottotitoli anche in Italiano).

Una delle decisioni da prendere per garantire alla popolazione mondiale un futuro migliore, o almeno l’inizio di un futuro migliore, è diminuire il numero di figli. Le decisioni che prendiamo dovrebbero essere sostenibili non solo per sé stessi e per la propria famiglia, ma per l’intera specie umana e per l’intero pianeta.

Del resto fare figli non è l’unico modo per lasciare un’eredità, una parte di noi che continua a vivere in questo mondo. È possibile lasciare un’eredità di noi stessi facendo qualcosa di utile o di bello, senza bisogno che questo venga scritto nei libri di storia. Anche se nessuno lo ricoderà, anche se non avrà avuto un grande impatto, quell’impatto ci sarà stato. E certamente fare poco bene è meglio che fare molto male.

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20 agosto 2014 | 0 comments

L’equivoco del principio di Coerenza di Cialdini

Fra le famose armi della persuasione  citate da Robert Cialdini nel suo famoso libro, il “principio di coerenza” rischia di essere equivocato. E in effetti si basa su un frainteso. Una persona di solito tende ad essere coerente. Ma… coerente con cosa esattamente? Coerente ai propri valori interni, o coerente al significato che l’interlocutore dà alle sue parole fingendo di fraintenderle? Il patetico aspirante persuasore che usa il “principio di coerenza” di Cialdini spera che si tratti del secondo caso.

Furio di nonvogliolavorare.it nel suo articolo “Svedesi a Patong. E ‘sti cazzi” ha raccontato di una bellissima ragazza che lo approccia invitandolo a una festa in spiaggia. Solo dopo che lui dice di accettare l’invito, lei gli comunica il prezzo dell’ingresso. Dice Cialdini che questa tecnicuccia spesso funziona per via del fattore “coerenza”: hai affermato che vuoi andare in quel posto, e per coerenza è probabile che tu sia disposto a spendere pur di non smentirti. L’equivoco consiste proprio nel fatto che fare un passo indietro non significa smentirsi. Significa essere più specifici sulle condizioni che rendono valido ciò che abbiamo genericamente detto.

È perfettamente necessario, oltre che coerente, avere dei parametri quantitativi per il proprio comportamento:

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23 novembre 2013 | 0 comments

L’auto-ascolto per prendere una decisione

Hai mai avuto la sensazione di ricevere un messaggio da una parte interna di te che ti suggerisce una scelta, e che questo suggerimento ti sembrasse autorevole e da seguire nonostante fosse in contrasto con la tua parte razionale? Se sì, ti invito a scriverlo commentando questo articolo.

Nel frattempo ti racconto una mia esperienza di questo tipo avvenuta a novembre 2013 e ne approfitto per scrivere qualche riflessione ed un consiglio.

Prima di addormentarmi avevo chiesto al mio “sé superiore” quale fosse uno dei prossimi passi avanti da fare per agevolare la mia evoluzione personale.
Verso le 3 di notte mi svegliai dopo che in sogno mi era arrivato, in una forma che non ricordavo, un consiglio che sentivo di dover seguire per il mio bene. Si trattava di abbandonare un’attività di business che avevo cominciato da alcuni mesi.

Dal punto di vista razionale poteva essere vista come una pazzia: era una opportunità di guadagno dignitosissima, e inoltre mi stavo preparando in quei giorni a creare una piattaforma online per ampliare il lavoro con altri collaboratori. Ma la mia decisione è stata di non dedicarmi a questa attività. Sentivo che questa decisione “viveva” ed aspettava solo di essere presa. Mi sembrava di sentire questo messaggio anche “fisicamente”.

Eccoti un’indicazione che – bada – vale per le persone in buono stato di salute fisica e mentale, quindi persone che non soffrono di gravi disagi psichici o gravi problemi di dipendenza da sostanze:

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2 settembre 2013 | 0 comments

“Bisogna che lavori su questa cosa”: una dichiarazione di lentezza

Stamattina, facendo coaching con una ragazza, ho tratto ispirazione per aggiornare questo articolo rispetto alla sua versione dell’estate scorsa, aggiungendo una metafora che potrebbe essere particolarmente persuasiva almeno per chi ha avuto debitori “cronici”. Buona lettura.

Immagina di essere un creditore di una importante somma di denaro nei confronti di qualcuno. E che quel denaro ti sia indispensabile per fare un investimento importante. I soldi ce li ha. Se la matematica non è un’opinione, potrebbe pagarti anche subito. Ma ogni volta che solleciti il pagamento di quel debito, questa persona ti spiega perché non può ancora pagarti, promettendoti di farlo prima possibile. Poi un giorno ti soffermi a pensare meglio a questa storia, e ti accorgi che tutte le sue spiegazioni, prese singolarmente, ti sembravano ragionevoli e ti hanno ammansito ogni volta… solo che tutte queste ragionevolissime spiegazioni si susseguono da 2 anni. Realizzato ciò, la volta successiva che solleciti il pagamento e hai come risposta non il tuo denaro, ma una spiegazione, continui a vedere di buon occhio l’ennesima proroga? No.

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22 agosto 2013 | 0 comments

Musica coinvolgente: quando e quanto?

Due anni fa ho spiegato in quali casi l’ascolto della musica possa indebolire il nostro sistema energetico anche a dispetto dell’apparenza, soffermandomi soprattutto sull’impatto diretto delle onde sonore a seconda di alcune loro caratteristiche.

In questo articolo ti invito a tenere conto di alcune considerazioni riguardanti la musica che su di te ha un grande impatto emozionale. Prenderò in esame prima l’ascolto e il coinvolgimento “passivo” e successivamente l’ascolto “attivo con azione”.

ASCOLTO E COINVOLGIMENTO PASSIVO

In alcuni casi il successo di un brano musicale è determinato dalla sua efficacia nell’indurre l’ascoltatore a “perdercisi dentro”: lo studiato miscuglio di melodia, ritmo, armonia, sonorità invoglia a lasciarsi avvolgere dalle sensazioni che prova grazie all’ascolto, senza dover fare altro che “galleggiare” in quella sorta di ipnosi di “benessere passivo”. Il genere di musica in grado di sortire quest’effetto nell’ascoltatore dipende dai gusti; immagino ad esempio che un gran numero di persone che come me amano il prog rock vengano facilmente ipnotizzate dalla parte finale di White Russians dei Marillion, o We all need some light dei Transatlantic.

È benefico per il nostro sistema corpo-mente lasciare che la musica ci coinvolga fino a darci la sensazione di impregnare la nostra esistenza?

Dipende.

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10 giugno 2013 | 0 comments

Nuove avventure e dubbi: qual è il punto davvero?

“Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.”

Questa perla di saggezza di Jim Morrison esprime un concetto che possiamo espandere anche al di là dell’amare, considerando vari tipi di nuove avventure: lavoro, hobby, sport,  arte, attivismo sociale o politico, etc. Così come non è sano negarsi il piacere dell’amore nel goffo tentativo di minimizzare le probabilità di incontrare la sofferenza, non è una buona strategia negarsi o procrastinare continuamente una qualsiasi attività solo per paura che l’esito non sia subito perfetto.

E allora? Si sapeva. La massima di Jim Morrison è piacevole poesia, ma il concetto è banale. Infatti una persona sana di mente che dichiara di non voler amare per paura di soffrire… che le piaccia o no, che se ne renda conto o no… probabilmente STA MENTENDO. Mi viene in mente il titolo di un simpatico film perfettamente a tema: “La verità è che non gli piaci abbastanza”.

Se hai paura di affacciarti in un qualunque tipo di nuova avventura, chiarisci se davvero:

- è una paura che riguarda aspetti funzionali da valutare ed eventualmente affrontare (es. soldi e tempo a disposizione per quell’hobby, salute e prestazioni fisiche per quello sport, compatibilità fra caratteri per la relazione fra due persone)

o se invece

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