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22 dicembre 2012 | 0 comments

Scaricare l’energia con sfoghi vaghi? Meglio usarla nel concreto

Qualche settimana fa nel mio blog OPIDOS ho citato un articolo di Theselbman che parla di sfoghi genericamente specifici su Facebook. Qui ne riassumo il concetto di base ed aggiungo una riflessione e un consiglio riguardo l’aspetto psicologico.

Molte persone, per trovare uno “sfogo”, aggiornano il proprio stato su FB con un messaggio “criptato”… L’atteggiamento è un po’ lo stesso di chi lancia in mare un messaggio in una bottiglia sperando che qualcuno lo legga e arrivi in soccorso.

..O di chi sogna di vincere alla lotteria: la parte razionale sa bene che probabilmente non succederà, ma la parte emozionale spera che quel desiderio si avveri. Da notare che il desiderio è assai poco preciso: il beneficio legato alla sua realizzazione, cioè “le cose che farei se vincessi X euro” è assolutamente vago…

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1 dicembre 2012 | 0 comments

Come va? Male? E chissenefrega.

Un diffusissimo modo di approcciare chi non si vede da un po’ di tempo è porre una domanda del tipo “Come va”, o “Come stai”, o “Tutto bene?”.
Si tratta di un tipo di domanda che moltissime persone fanno scordandosi che si tratta proprio di una domanda, tant’è vero che non si stupiscono se l’interlocutore risponde semplicemente con un “Ciao” aggiungendo qualcosa che non c’entra nulla con gli accadimenti della propria vita.
E’ convinzione diffusa che queste domande sono convenievoli che hanno perso il loro significato originario ed equivalgono a un semplice saluto, così come “How do you do” in inglese non significa “Come fai?”, ma “Piacere di conoscerti”.

In realtà non è sempre così…

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4 novembre 2012 | 0 comments

Come posso perdonare se “la ferita è ancora aperta” ?

L’incapacità di perdonare una persona è simile a una inconscia speranza di poter tornare indietro nel tempo per cambiare il passato, in modo da evitare il danno subito.

Ovvero non accettare che quella cosa sia successa. Accettare non nel senso di “ritenere che ciò sia stato giusto”. In questo caso “accettare” significa “prendere piena coscienza che ormai è andata così e non ci si può più fare niente” (è la stessa accezione in cui questa parola viene usata tipicamente quando si parla della morte di una persona cara).

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13 settembre 2012 | 0 comments

Accettare un addio: perché e come farlo

Incollo di seguito il contenuto di un post che ho inviato recentemente su Facebook (dove di solito mi riferisco a me stesso parlando in terza persona, considerando il mio nome e cognome visualizzati non come titolo ma come inizio di una frase):

ha pensato che odia gli adii, sia dichiarati che di fatto. Poi ha pensato che non accettare ci debba essere necessariamente un certo numero di addii nel corso della vita porta, magari inconsciamente, a evitare l’incontro con tante persone, comprese quelle che gli regalerebbero belle esperienze. Quindi, pur non sentendosi ancora del tutto preparato a farlo, ha deciso che a ogni futuro incontro con cose, animali o persone accetterà che potranno essere passeggeri, indipendentemente da quanto gli sembreranno piacevoli o importanti. Poi ha pensato che del resto, in larga scala, non c’è mica niente e nessuno che non sia passeggero, compresa la sua stessa vita… che dopo questa decisione continua a essere passeggera, ma passeggerà più serena.


Come imparare ad accettare un addio?

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15 maggio 2012 | 0 comments

Per capire se state bene insieme… state insieme!

Emisfero destro e sinistro del cervelloL’inizio di un rapporto di coppia a volte è frenato dall’esitazione giustificata da un dubbio, che viene espresso con una frase tipo:

Voglio aspettare prima di vederti così spesso, perché devo capire se sto veramente bene con te / se sei l’uomo giusto per me / se è questo che voglio veramente / …etc

(in questo articolo mi rivolgo alle donne perché è a loro che interessa maggiormente, ma il tutto vale anche a sessi invertiti).

E’ un po’ come dire “Guardare questo film? Non so.. tu premi play, io intanto cerco di capire se mi piace facendomi un sonnellino”.

Per capire se stai bene con lui, devi stare con lui!

Come fare a non “lasciarti troppo andare” innamorandoti dell’uomo sbagliato?…

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23 aprile 2012 | 0 comments

Rapporto genitori – figli: rompere la “catena dello stress”

Rapporto genitore figlioUn tipico scenario problematico di rapporto genitore-figlio è quello in cui si ritrova questa serie di accadimenti:

il genitore (tipicamente il padre)…

  1. Teme che possa succedere qualcosa di brutto a suo figlio
  2. Tenta di persuadere il figlio su cosa fare e cosa non fare
  3. Afferma (più o meno esplicitamente) che i suoi consigli sono indispensabili perché il figlio è incosciente, ingenuo, incapace, etc
  4. E’ visibilmente affaticato per le energie necessarie a svolgere questo “tutoraggio”
  5. Percepisce questa fatica come stress negativo
  6. Reagisce a questo stress negativo con l’arroganza (parla dell’argomento in modo saccente, va fuori tema, offende, tenta di indurre sensi di colpa, paventa gravi problemi nel caso non vengano seguiti i suoi consigli)
  7. A causa di questo atteggiamento arrogante infastidisce e stressa il figlio

Chi leggendo tutto questo si riconosce nella parte del figlio, di primo acchito potrebbe osservare

“In effetti vivo una situazione non facile, dovendo sopportare il peso di questi 7 problemi tutti assieme”

Ma non è così.

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