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4 febbraio 2018 | 0 comments

Discussioni – Modalità argomentativa o narrativa?

Per migliorare la qualità delle tue eventuali discussioni con una persona a cui vuoi bene (marito, moglie, fidanzato, fidanzata, familiari, etc) è buona cosa che tu distingua e faccia distinguere due tipi di comunicazione durante una discussione: argomentativa o narrativa.

La comunicazione di tipo argomentativo si ha quando cerco di convincerti che è giusto fare qualcosa o che è stato giusto fare ciò che ho fatto. Oppure che sia vero qualcosa o che sia falso qualcos’altro. Tento di persuaderti.

Con la comunicazione di tipo narrativo invece io ti spiego come mi sento. E lo faccio con lo scopo di sentirmi capito. Confondere questo scopo col precedente e quindi pensare “Lui vuole convincermi a fare qualcosa / vuole convincermi che sia giusto qualcosa / che io abbia sbagliato a fare qualcosa” può minare spiacevolmente l’armonia fra le due persone.

È infatti inutilmente irritante credere che l’altro voglia convincerci a fare qualcosa quando sta semplicemente descrivendo ciò che sta accadendo dentro di sé. Queste incomprensioni sortiscono risposte del tipo “E allora io?” “E allora tu?” “E allora, che c’è? Stai dicendo che dovremmo fare questa cosa assurda?”

Questo dunque ti consiglio:

1) Quando comunichi, assicurati che l’interlocutore capisca il tuo scopo

2) Quando l’altra persona comunica assicurati di aver capito il suo scopo (magari dopo aver chiesto)

A volte le parole sono utili non dal punto di vista pratico, ma dal punto di vista emozionale. E in una conversazione, specialmente fra persone che si vogliono bene, c’è spesso una grande necessità di sfogarsi; in questo rientra ad esempio la necessità di far capire il motivo per cui abbiamo fatto una cosa non giusta ma comprensibile (dunque non vogliamo essere giustificati, ma compresi).

Se seguirai i suddetti consigli e inviterai il tuo interlocutore a fare altrettanto, il vostro rapporto di coppia, o la tua relazione col tuo amico o parente, potrebbe migliorare di molto.

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25 dicembre 2017 | 0 comments

Fine di un amore: gestirla al meglio e minimizzare il disagio

Chi dice di “soffrire per amore” dovrebbe tener conto che quella sofferenza è il risultato di un “miscuglio” di due attività emozionali… che è possibile quanto opportuno smettere di mischiare. In questo articolo parlo della situazione in cui un ragazzo è stato lasciato da una ragazza, ma vale ovviamente la stessa cosa a ruoli invertiti; inoltre valgono gli stessi consigli e considerazioni in caso di amore non corrisposto.

Smettere di soffrire per amoreL’amore è uno stato che, fra l’altro, ci fa associare una persona a sentimenti piacevoli… anche quando quella persona non è con noi. Tutti sanno che due persone che formano una coppia felice non necessariamente stanno insieme 24 ore al giorno nella stessa stanza.

Ciò premesso, che differenza c’è fra un uomo felicemente fidanzato che in questo momento non si trova fisicamente assieme alla sua donna e un uomo che sta soffrendo per la mancanza della sua ex?
Entrambi, pensando a una certa donna, provano amore. Il primo pensa “Che bello”. Il secondo pensa “Che bello… però non mi va giù che io non la debba più incontrare, baciare, etc“.

La seconda parte di questa frase è mentale. Non deriva da un’esperienza, ma da una considerazione:

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28 novembre 2017 | 0 comments

Se ti accusano di violare perfino un principio a te caro… Perfino pazienza.

Mi accusano di...!!!Forse credi di aver già imparato a non dare alcun peso alle opinioni degli altri, quando sai che occuparsene sarebbe solo una perdita di tempo ed energie.

E può darsi che davvero tu abbia imparato… ma con un’eccezione. Mi riferisco al caso in cui è più facile ricascarci. Ricascare nel vizio di voler obbligare gli altri ad avere una certa opinione di te. È il caso delle infamie che tu ritieni più gravi, e cioè quelle che hanno a che fare con un principio a te molto caro, per il quale magari in passato hai combattuto, o che ti ha visto come vittima.

Mi viene in mente, ad esempio, il dipendente di un’azienda che ha subito vessazioni da parte del datore di lavoro, e che una volta licenziatosi si mette in proprio, apre un’azienda propria, si comporta in modo impeccabile nei confronti dei propri dipendenti, ma ce n’è uno particolarmente stupido che si lamenta additandolo come dispotico.

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8 ottobre 2016 | 0 comments

Come riconquistare la fiducia di una persona?

Sì, forse un modo c’è, per per riconquistarti la fiducia di quella persona che hai deluso magari più di una volta, e farle credere che stavolta in te c’è stato un fondamentale, determinante cambiamento… per davvero.

Ma prima di spiegartelo voglio dirti una qualcosa che viene molto prima in ordine di importanza, e senza la quale il lavoro di riavvicinamento sarebbe senz’altro incompleto: nessuna persona dev’essere indispensabile, così come non devi vedere come indispensabile la fiducia di nessuno. A volte si perdono persone importanti. E tu sai che non si muore per questo. Sai anche che quel vuoto può esssere colmato da persone che conoscerai in futuro. Se sei dipendente dall’amicizia o dall’amore di qualcuno, allora il tuo problema principale, quindi il primo di cui è meglio occuparsi, non è la lontananza o la sfiducia di questa persona, ma appunto la dipendenza da questa. La dipendenza non è mai sana.

Detto ciò, ecco cosa ti consiglio di fare per riconquistare la fiducia di una persona:

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8 settembre 2016 | 0 comments

Come smettere di portare pesi non tuoi

In questo breve articolo ti racconto un semplice esercizio che ho fatto fare a una ragazza che mi aveva detto essere abituata a farsi carico dei problemi degli altri, in particolare quelli dei suoi genitori.

Le ho suggerito di prendere al volo vari ogetti, abbastanza pesanti, che le avrei lanciato (es. palla medica), e subito dopo guardarli un attimo e quindi gettarli via in una direzione casuale; prima di iniziare ho chiarito che non sarebbe stato importante prendere al volo tutti gli oggetti: se un oggetto non lo acchiappi… pazienza.

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25 maggio 2016 | 0 comments

Sei troppo buono? Va bene, ma solo nelle gravi emergenze

Sono troppo buono... da oggi non più!Il mio difetto è che sono troppo buono“. Quante volte ho sentito dire questa frase! …Che credo denoti un errato concetto di “bontà”. Se una persona si sta accorgendo che le proprie azioni, di primo acchito attribuibili a una persona buona, portano a risultati complessivamente e nel lungo termine a risultati indesiderabili, ingiusti, significa che non si trattava di azioni buone. Si trattava di azioni cattive! Quindi no, non sei troppo buono. Sei cattivo, e non lo sai.

(beh, la dicitura corretta sarebbe stata “sei dannoso”, ma mi piaceva dirla così)

Ti sarà capitato di osservare scenari apparentemente paradossali, in cui una persona si trova a fare un favore a chi si sta comportando in maniera poco gentile, scorretta o comunque sbagliata.. quindi un favore fatto seguendo una certa inclinazione a far del bene.. accompagnata però, probabilmente, da qualche legittimo dubbio (“faccio bene a far del bene?”)… tipo:

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