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17 novembre 2014 | 0 comments

La falsità fa male alla salute

In questo articolo: 1) un’insolito chiacchieruccio su me stesso; 2) alcune considerazioni; 3) il consueto consiglio per te.
Buona lettura (se ti va).


No, no, No,  NO, Assolutamente non sono una persona seria. Non lo sono mai stato e non ho mai voluto esserlo. Se dico sul serio? No. hehe.
Non completamente. Ma che importa?

Di solito non è bellissimo simpaticissimo autocelebrarsi, ma io per oggi posso: è il decimo anniversario della mia laurea, e di conseguenza niente censura all’autoincensante e al contempo stupida domanda: se la serietà non è roba per me, possibile che mettendo le mani addosso a qualcuno io gli faccia passare un dolore, o che una persona inizialmente incerta su una decisione da prendere, dopo aver fatto life coaching col sottoscritto scrivente ha capito cosa vuole e cosa fare?

Mia risposta: la serietà non serve. La serietà è fra i più tristi equivoci delle parole neolatine. Il vocabolario Treccani dà questa definizione di “serio”: Che ha o rivela impegno, ponderatezza, attenta considerazione, pacata gravità, comunque un atteggiamento opposto o lontano da qualunque scherzo e ilarità […]

Prima di controllare pensavo di trovare due definizioni: una come sinonimo di “impegnato”, e una come opposto di “scherzoso”. Il che comunque non avrebbe risolto il triste equivoco psicolinguistico che comunque esiste nella nostra cultura (perché il linguaggio ha una forte influenza nella cultura). E invece… peggio. Nella stessa definizione, il Treccani mescola i due significati. Come se realmente “impegnato” fosse un concetto di per sé opposto a “scherzoso”.

Non ti sembra follia?

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20 settembre 2014 | 0 comments

Rapporto genitori – figli: rompere la “catena dello stress”

Un tipico scenario problematico di rapporto genitore-figlio è quello in cui si ritrova questa serie di accadimenti:

il genitore (tipicamente il padre)…

  1. Teme che possa succedere qualcosa di brutto a suo figlio
  2. Tenta di persuadere il figlio su cosa fare e cosa non fare
  3. Afferma (più o meno esplicitamente) che i suoi consigli sono indispensabili perché il figlio è incosciente, ingenuo, incapace, etc
  4. E’ visibilmente affaticato per le energie necessarie a svolgere questo “tutoraggio”
  5. Percepisce questa fatica come stress negativo
  6. Reagisce a questo stress negativo con l’arroganza (parla dell’argomento in modo saccente, va fuori tema, offende, tenta di indurre sensi di colpa, paventa gravi problemi nel caso non vengano seguiti i suoi consigli)
  7. A causa di questo atteggiamento arrogante infastidisce e stressa il figlio

…e la “catena dello stress” può andare avanti col coinvolgimento di altre persone che soffrono per la sofferenza di queste due, e che mostrandosi sofferenti a loro volta ispirano la sofferenza per le stesse o per altre ancora, etc.

Chi leggendo tutto questo si riconosce nella parte del figlio, di primo acchito potrebbe osservare

“In effetti vivo una situazione non facile, dovendo sopportare il peso di questi 7 problemi tutti assieme e dovendo tentare ogni giorno di risolverli”

Questa osservazione presuppone un errore cruciale…

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20 agosto 2014 | 0 comments

L’equivoco del principio di Coerenza di Cialdini

Fra le famose armi della persuasione  citate da Robert Cialdini nel suo famoso libro, il “principio di coerenza” rischia di essere equivocato. E in effetti si basa su un frainteso. Una persona di solito tende ad essere coerente. Ma… coerente con cosa esattamente? Coerente ai propri valori interni, o coerente al significato che l’interlocutore dà alle sue parole fingendo di fraintenderle? Il patetico aspirante persuasore che usa il “principio di coerenza” di Cialdini spera che si tratti del secondo caso.

Furio di nonvogliolavorare.it nel suo articolo “Svedesi a Patong. E ‘sti cazzi” ha raccontato di una bellissima ragazza che lo approccia invitandolo a una festa in spiaggia. Solo dopo che lui dice di accettare l’invito, lei gli comunica il prezzo dell’ingresso. Dice Cialdini che questa tecnicuccia spesso funziona per via del fattore “coerenza”: hai affermato che vuoi andare in quel posto, e per coerenza è probabile che tu sia disposto a spendere pur di non smentirti. L’equivoco consiste proprio nel fatto che fare un passo indietro non significa smentirsi. Significa essere più specifici sulle condizioni che rendono valido ciò che abbiamo genericamente detto.

È perfettamente necessario, oltre che coerente, avere dei parametri quantitativi per il proprio comportamento:

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29 luglio 2014 | 0 comments

Sai che lascerai il tuo ragazzo? Allora fallo in fretta.

Chiaramente vale anche per i maschi, ma visto che succede più spesso alle donne, in questo video a loro mi rivolgo…

In due parole: se la vostra storia è chiaramente finita, in qualche modo devi trovare il coraggio di dirlo SUBITO. Se poi avrai ragione di supporre che si è trattato di un errore siete sempre a tempo a tornare insieme. Mica è un contratto di lavoro, il fidanzamento, che devi tenertelo perché se lo lasci forse non ti ripiglia. Se non ti ripiglia significa che è stato giusto così. Due persone sono compatibili per come sono fatte, non per le scelte che hanno fatto. Buona visione / lettura.

Come avrai capito dal titolo, mi rivolgo in particolare alle donne che non hanno il coraggio di lasciare il loro fidanzato (o compagno, o come diamine ti piace chiamarlo) anche se sanno benissimo che sarebbe l’ora perché non si trovano più insieme: non esiste più amore, non esiste più feeling, non esiste più niente che dia loro motivo di stare insieme al vecchio partner perché dispiace loro lasciarlo.

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19 aprile 2014 | 0 comments

Altruismo? Sì, se è sostenibile. Altrimenti non funziona

Perché è importante che tu curi il tuo bene prima di progettare e fare il bene degli altri?

Perché è parimenti importante sapere se stai assecondando davvero volentieri una persona di cui vuoi conquistare il cuore, e se ciò è ripetibile e sostenibile?

Una risposta a queste domande, piuttosto inflazionata e formalmente non sbagliata, è quella che si divertirebbe a dare il filosofota di cui ho parlato l’anno scorso, che casserebbe la domanda come mal posta:

“È assurdo distinguere le azioni che faccio per il beneficio mio da quelle che faccio per gli altri, perché anche quando si fa del bene agli altri lo si fa in realtà per il bene proprio, cioè per la soddisfazione di aver aiutato qualcuno.”

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26 marzo 2014 | 0 comments

Smascherare una bugia? Non c’è fretta

Qualche tempo fa una lettrice mi ha chiesto un consiglio su come scoprire se una persona le ha mentito (se ben ricordo si trattava di un mezzo bidone per dichiarati motivi di forza maggiore).

Finalmente mantengo la mia promessa di rispondere scrivendo un articolo… andando però un po’ fuori argomento :-)

Com’è noto, a parte le varie investigazioni con incrocio di dati, per spere se una persona dice una bugia la si può osservare mentre parla e cogliere eventuali incongruenze dal linguaggio paraverbale e non verbale (molto meno noto è che questo tipo di osservazione è molto più efficace se si usa una percezione non nozionistica che passa dall’inconscio dell’osservatore).

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