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7 Febbraio 2013 | 0 comments

Vuoto Mentale: a che serve?

Una mia amica mi raccontò che si stava esercitando per riuscire a creare il vuoto mentale. Non c’era mai riuscita, ma riteneva buona cosa perseverare perché secondo lei riuscirci significava avere a disposizione uno strumento di evoluzione personale che, fra l’altro, l’avrebbe aiutata ad alleviare eventuali disagi.

Un giorno mi disse che aveva mal di stomaco da un po’ di tempo, che questo era peggiorato nelle ultime ore, e che era certa che la causa fosse di tipo emozionale. La sera stessa le inviai un SMS in cui le chiedevo come stava. Mi rispose che stava meglio, e nell’SMS successivo scrisse:

“Beh, sto così così… Ma provo ad alleggerirmi pensando al vuoto 😉 Ovvio, sono una principiante, quindi si fatica”.

La mia risposta fu:

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30 Dicembre 2012 | 0 comments

Incidenti e loro possibile significato

Varie pratiche di medicina psicosomatico-simbolica ricercano la causa dei disturbi fisici nelle disfunzioni che concernono l’aspetto emozionale ed evolutivo della persona. “E quando si fa un incidente? Se un ubriaco alla guida sbanda e mi viene addosso, cosa c’entrano le mie emozioni e il mio percorso di vita?”, ci si potrebbe chiedere…

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24 Giugno 2012 | 0 comments

Persone disgustose – Come reagire emotivamente

L’altro ieri ho saputo dell’esistenza di un gruppo Facebook nato per deridere i bambini disabili. Data la mia abitudine di cercare un lato positivo a qualsiasi cosa posso considerare come tale gruppo (che probabilmente da pochi giorni dopo la pubblicazione di questo articolo sarà già stato segnalato da molte persone e quindi chiuso) mi abbia portato a scrivere qui alcune idee utili su come reagire a brutte esperienze come quella mia di poche ore fa, quando ho letto certe disgustose idiozie.

Capita che dal vivo o telematicamente, in modo diretto o per sentito dire si apprenda dell’esistenza di persone dalla condotta talmente sadica, disonesta, vigliacca, etc da provocare una o più di queste reazioni:

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8 Giugno 2012 | 0 comments

Cambiare il mondo – 3^ parte

[La prima parte si trova qui, e la seconda parte qui]

Nella canzone “We are” di Ana Johnsson c’è questa frase: “You say we’re not responsable, but we are… we are”.
“We are” è parte della colonna sonora del film Spiderman II. Lo zio del protagonista del film Peter Parker, prima di morire gli aveva detto “Da un grande potere deriva una grande responsabilità” (questa frase, spesso erroneamente attribuita al fumettista Stan Lee, in realtà è stata resa celebre in passato da Voltaire).

A breve termine, è comodo e facile adottare atteggiamenti del tipo:

“Questo malcostume è di tutti, quindi tanto vale che lo adotti anch’io, altrimenti sarei un fesso”
“Non è colpa mia, perché la mia piccola azione influisce in minima parte”

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17 Aprile 2012 | 0 comments

Il desiderio di vendetta per un danno grave e irreparabile

In molti casi capire il perché di un proprio obiettivo e il perché di un proprio comportamento emozionale può portare velocemente a cambiare strada ed imboccarne una più sana. Uno di questi casi è quello del desiderio di vendetta. In questo articolo espongo cosa secondo me accade quando una persona ha un grande desiderio d punire chi le ha procurato un danno grave e irreparabile; mi riferisco a situazioni in cui, potendo scegliere una sola possibilità fra punire il comportamento del colpevole oppure veder istantaneamente riparato il danno subito, chiunque propenderebbe per quest’ultima. Non mi riferisco quindi a situazioni in cui ad esempio la voglia di vendicarsi è legata a una questione di principio.

Parlando di temperamento personale, inclinazione al perdono, vendetta, e parlando del lento sistema giudiziario italiano ho sentito molte volte dire qualcosa tipo:

“Da un punto di vista razionale mi rendo conto che in un paese civile farsi giustizia da soli è ovviamente vietato; ma se una persona lo fa, prima di giudicarlo mi metto nei suoi panni: se sapessi che qualcuno ha ammazzato volontariamente una persona a me cara, di sicuro gli farei fare la stessa fine, se ne avessi la possibilità”

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12 Novembre 2011 | 0 comments

Professionisti in dissenso fra loro: di chi fidarsi?

Di solito quando una persona è stata abituata per anni a servirsi di un professionista – soprattutto quando si tratta di un professionista della salute – tende a conservare la fiducia in lui, indipendentemente dalla sua competenza, a meno che non faccia danni superiori a una certa entità e con una certa evidenza (mentre non sempre contano le sue scorrettezze.. ad esempio un medico reputato come molto competente può permettersi di essere scortese/scorretto senza perdere un numero significativo di pazienti).

A me è sembrato ad esempio che, in particolare, i pazienti dei dentisti abbiano la tendenza a dire “Il mio dentista è uno che si aggiorna sempre”. Come fanno a saperlo è un mistero.
Ho sentito una frase del genere perfino da un paziente di un dentista che snobbava la battaglia contro le otturazioni con amalgami al mercurio, il che è tutto dire.

Giova invece un atteggiamento più obiettivo: avere larghi orizzonti e vivo senso critico e non affezionarsi a una persona dal punto di vista professionale.

Un professionista che si aggiorna a volte è un professionista che con coraggio ed umiltà ammette di aver sbagliato. E ammettere di aver sbagliato non è cosa da tutti. L’alternativa che per pigrizia qualcuno sceglie è raccontare a sé stesso e ai clienti che le tecniche, le scoperte, le tesi che lui non conosce sono stupidaggini.

Condizione molto frustrante è ad esempio, per un paziente, sentirsi dire due opinioni opposte da parte di due operatori sanitari che parlano male l’uno dell’altro (più o meno velatamente)…

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