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14 Agosto 2018 | 0 comments

“Smetto quando voglio (di correre)”: il solo traguardo è il piacere

Mentre stavo correndo mi è venuta voglia di registrare un video per consigliarti un approccio all’attività fisica simile a quello con cui stavo affrontando la mia fatica. Fatica che all’inizio percepivo come più fastidiosa, e che dopo circa 10 minuti tendevo ad ignorare di più.

L’approccio a cui mi riferisco è “posso smettere quando voglio”. Una frase che ricorda tabagismo o altro tipo di dipendenze, proverbialmente nella bocca di chi dovrebbe smettere di fare qualcosa che invece vuole continuare a farla in quanto piacevole o in quanto mitiga un disagio.

In questo caso invece il significato è un po’ ribaltato: puoi applicare il “posso smettere quando voglio” a un’attività che ti sta piacendo meno a causa della fatica. È un’utile frase da pensare se stai correndo e vuoi liberarti da pensieri del tipo “Ce la farò a finire il percorso che mi ero prefissato?” oppure “Devo farcela”. Oppure “Devo farcela, ma che sofferenza!”.

Infatti non devi farcela. Ti consiglio di

non prefissare nessun  traguardo e semplicemente goderti il presente senza pensare a obiettivi, tempi, velocità, chilometri, etc.

Ti do questo consiglio perché sarà tutta un’altra cosa senza quelle due voci nella testa che litigano fra loro, e cioè quella ottimista che dice che ce la farai e quella pessimista secondo cui vincerà la fatica, che ti farà fallire. Mentre qualche motivatore ti suggerirebbe di fare in modo che vinca la vocina ottimista, io ti consiglio di fare in modo che questo conflitto interno non ci sia affatto, e che tu venga sgravato da quell’inutile compito in più: pensare.

Dunque è presente la fatica, ma questo non rappresenta un problema, perché sai che smetti quando vuoi. E proprio come il fumatore che si prende in giro, è molto probabile che tu rimandi di continuo la cessazione della tua attività: non sentendoti obbligato alla fatica, la ignorerai maggiormente e potrai dunque prestare più attenzione all’altra sensazione, e cioè il piacere del movimento. Dunque smetterai molto più tardi di quello che all’inizio avresti immaginato. Ad esempio, proprio così è andata con la mia corsa: non avrei immaginato di percorrere più di 4 km senza mai fermarmi e senza che mi scocciasse continuare a correre. E invece ho completato il percorso facendo anche alcuni piacevoli scatti nella seconda metà del tragitto.

A proposito di scatti, a differenza di quello che sarebbe successo se li avessi eseguiti nei primi minuti (prima di “rompere il fiato”), la loro esecuzione mi è sembrata quasi automatica: sembrava quasi che le gambe si muovessero da sole, o fossero spinte da un motore che aggiungeva forza a quella mia, senza enormi surplus di fatica da me percepita.

Riassumendo: se corri o intraprendi una qualunque altra attività di allenamento fisico, rispondi alla spiacevole sensazione della fatica pensando

smetto quando voglio”.

Questo ti permetterà di scaricare l’ansia da prestazione e quindi focalizzare l’attenzione solo sul piacere, che dev’essere il tuo traguardo principale, che viene ancora prima dei benefici riguardanti performance e salute. In questo modo probabilmente la tua resistenza aumenterà e la tua esperienza sarà più proficua e appagante.

Aggiornamento per gli agonisti:

Ho ascoltato questo audio di Gian Mario Migliaccio, in cui l’atelta Laura Cecconi spiega tre tecniche che smentiscono apparentemente ciò che ho detto io qui sopra, utilizzate da lei e da molti altri atleti di sport di resistenza nei momenti di maggior fatica, quando la forza di volontà viene messa a dura prova:

– Al pensiero “Non ce la faccio”, rispondesi “Sì, ce la faccio”

– Visualizzare la situazione post-gara in cui, ad esempio, si sta riposando e mangiando

– Pensare al perché si sta facendo quella gara e a quello che si è già fatto fino ad allora

Ho parlato di smentita apparente perché una cosa sono le gare, in cui hai un preciso obiettivo in termini di performance; altro è l’attività fisica individuale in cui l’obiettivo non è un risultato oggettivo, ma la propria salute.

E l’allenamento per uno sport agonistico a quale delle due situazioni si avvicina di più?

Questo lo decide l’allenatore a seconda della fase di allenamento. Dipende dalle condizioni fisiche dell’atleta, dal periodo che lo separano dal giorno della gara, etc.

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11 Marzo 2018 | 0 comments

Piccoli consigli per un amico con sindrome depressiva

Qualche mese fa ho saputo che soffriva di una sindrome depressiva un amico che abita molto lontano da me. Volendolo aiutare, oltre a parlare con lui in vari momenti della giornata via Whatsapp, registrai alcuni video con alcuni consigli e glieli inviai.

Non avevano la pretesa di risolvere interamente il suo problema, ma contenevano qualche idea che ritengo valida. In questi giorni ho fatto un montaggio e ho deciso di mettere online questi video, nell’ultimo dei quali compare anche Bubà di Diventare Pimpanti.

Buona visione, se ti va!
(…O, se preferisci leggere, buona lettura… sotto al video)

1)

Caro amico, buon giorno. Mi è venuta in mente una domanda importante da farti: tu adesso, o tu in generale, come aiuteresti una persona depressa?

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22 Febbraio 2018 | 0 comments

Buoni propositi e programmi: giusto per il buon umore!

Già: questo è un articolo che non ha lo scopo di farti realizzare i tuoi obiettivi, se non quello di sentire una maggiore serenità.

Ho notato che fare e scrivere buoni propositi, tabelle di marcia, programmi di attività con orari settimanali e giornalieri, etc, mi fa sentire bene. Il fatto che poi questi programmi non vengano rispettati è un altro discorso.

È così anche per te?

Prova a fare e scrivere spesso programmi, e fammi sapere se innalza il tuo umore e riduce l’eventuale ansia.

Magari col tempo ti verrà spontaneo scrivere un programma realizzabile alla luce della maggiore conoscenza di te stesso, ed avrai anche questo “secondario” vantaggio.

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11 Febbraio 2018 | 0 comments

Meditazione – Se i pensieri ti distraggono, prova a scrivere

Cosa succede spesso prima della meditazione? (mi viene in mente “pre-meditazione”… sembra di parlare di omicidi :))

La mente si mette a girovagare e ti suggerisce una serie di pensieri che ti distraggono. Ed ecco cosa ti suggerisco di fare: qualcosa di simile al prendere appunti.

Qualcosa di simile, certo. Non si tratta di prendere appunti con lo scopo di rileggere per fissare nella tua testa quello che scrivi. Anzi, lo scopo è l’opposto: liberarti da quei pensieri, quelle parole, quelle immagini, quei ricordi che arrivano quando meno ti servono, e cioè quando decidi di chiudere gli occhi, fare un respiro profondo e rilassarti…

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9 Marzo 2017 | 0 comments

Un’alternativa al perdono: Magari te lo sei meritato!

Questo articolo è per te se sei una di quelle persone che nonostante sia passato tanto tempo non riescono a digerire un torto subito. Magari hai perdonato a parole e hai messo anche un grande impegno a perdonare col cuore, ma ogni tanto senti che qualche residuo tossico ancora è rimasto dentro di te, la sensazione che tu sia ancora in credito e il colpevole di quel torto sia in debito, che la cosa sia ancora irrisolta, perché è impossibile prendere un evento ingiusto e classificarlo come giusto, o raccontarci e credere che non ha quella grande importanza, quando invece quella grande importanza ce l’ha, solo perché abbiamo deciso che ci conviene cambiare punto di vista, senza sapere in che modo cambiare punto di vista.

Magari hai provato Ho’oponopono, e non ha funzionato a sufficienza.

Magari hai fatto una o più costellazioni familiari / sistemiche , grazie a cui hai capito che la persona che credevi di dover perdonare in realtà è una persona che in generale devi smettere di giudicare se non vuoi continuare a farti del male… ma la tentazione rimane, e ogni tanto ci ricaschi…

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3 Dicembre 2016 | 0 comments

Attività fisica: ma a che serve?

Attività fisicaSe pratichi uno sport, probabilmente è perché ti diverte. Benone (se compatibile col tuo stato di salute, praticato in maniera corretta ed insegnato da un trainer competente).

E se pratichi attività fisica con vari esercizi afinalistici, es. in sala pesi, perché lo fai?

Spesso si tratta di affezionamento ad un mezzo senza la chiarezza dello scopo. E portare alla coscienza i veri motivi di quell’attività non fa granché piacere. Tipicamente, in questi casi, intervistando il praticante in merito, questi dimostra un po’ di titubanza, specialmente se vengono fatte domande specifiche:

– Perché vai in sala pesi?

– Per fare un po’ di attività fisica

– Oh, ma guarda. Pensavo che andassi lì per accarezzare il gatto tigrato del gestore. Allora diciamo così: perché vai a fare un po’ di attività fisica?

– Per farmi un po’ di muscoli

– GRAZIE. LO SO a cosa servono gli attrezzi della sala pesi. Allora dimmi, perché vuoi farti un po’ di muscoli?

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