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17 ottobre 2014 | 0 comments

Mindfulness: per migliorare memoria, ragionamento e concentrazione

Istruzioni per un esercizio di Mindfulness alla fine di questo articolo.

Le strutture neurali responsabili del “vagare con la mente”, dette default network, non sono un male di per sé. Ma certamente sarebbe utile se non interferissero quando abbiamo bisogno di concentrarci o memorizzare.
Un recente studio pubblicato nella rivista Psychological Science (Mrazek et al., 2013) dimostra che concentrazione e memoria sono migliorabili grazie alla meditazione di tipo mindfulness.

LO STUDIO: ATTIVITÀ PROPOSTE

Allo studio hanno partecipato 48 persone; ad alcune di queste è stato fatto seguire un corso di mindfulness; ad altre un corso di nutrizione. Entrambi i corsi consistevano in 8 lezioni di 45 minuti ciascuna, distribuiti in 2 settimane. Agli studenti di mindfulness è stato chiesto di praticare questa disciplina nella vita quodidiana.

I RISULTATI

I risultati dello studio sono stati impressionanti. Gli studenti che hanno praticato mindfulness:

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14 luglio 2014 | 0 comments

Stato generativo: la migliore versione di te stesso

… o di te stessa, naturalmente.

Lo stato generativo è lo stato psico-somatico che in ogni campo della tua vita dà i migliori risultati possibili a parità di risorse in tuo possesso.

Essere nel proprio stato generativo non significa avere una bella sensazione o emozione. Si tratta infatti di un atteggiamento. Più precisamente, si tratta di un atteggiamento operativo, e cioè del modo in cui ti poni nei confronti dei dati di fatto e di cosa tu vuoi.

Ad esempio è possibile che una situazione spiacevole sia impossibile da risolvere in quel momento, e che provochi inevitabilmente dolore. In tal caso, trovarsi in stato generativo significa tornare non istantaneamente felice, ma almeno presente e focalizzato su ciò che è meglio fare in quel momento, anziché “piangersi addosso” inutilmente commentando la spiacevolezza della situazione.

Di caratteristiche opposte allo stato generativo è lo stato “inibitorio”.

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2 marzo 2014 | 0 comments

La salute prima di tutto… anche in senso cronologico!

Una brutta abitudine umana è quella di sopportare un dolore fisico, o un malessere emozionale rimandandone il rimedio a “più tardi”, dopo che saranno state svolte altre attività, altri compiti, altre commissioni.

Pensa, ad esempio, a una persona che un giorno ha mal di schiena. Conosce bene degli esercizi efficaci che lo farebbero migliorare. Cosa fa, però? Rimanda l’esecuzione di questi esercizi perché ha da fare altre cose, lasciandola alla fine dei propri compiti, e soprattutto non lo classifica come compito importante.

Questo è dovuto a volte all’effetto Zeigarnik, ovvero quella tendenza a completare un’attività che si è iniziata, anche quando sarebbe opportuno interromperla per un’altra a cui evidentemente spetterebbe la precedenza. Oppure è dovuto alla tendenza a mantenere le proprie abitudini, compresa quelle di dare la priorità a certe cose e non ad altre, indipendentemente dall’importanza che la persona attribuirebbe ad ognuna di esse se si fermasse un attimo a riflettere.

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2 gennaio 2014 | 0 comments

Regolamento di conti mentale ecologico

L’anno scorso pubblicai l’articolo “come non farsi intimidire“, dove spiegavo un esercizio di immaginazione per neutralizzare una sensazione negativa legata ad una interazione con una persona avvenuta in passato, immaginata nel futuro o ricorrente.

In questo articolo ti propongo un esercizio più specifico per “sistemare” il ricordo di episodi accaduti recentemente e fare “giustizia” a livello mentale (e verosimilmente anche energetico) con chi si è comportato con te in maniera ingiustamente fastidiosa.

Già. A volte viene voglia di punire una persona per un suo comportamento, inutile ignorarlo buonisticamente.

Magari si tratta di una persona con cui non hai più nulla a che fare, ma con cui senti che c’è un conto in sospeso per via della sua malefatta.

Ecco l’esercizio:

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13 dicembre 2013 | 0 comments

La meditazione Mindfulness migliora gli stati infiammatori e la risposta allo stress

Traduzione dell’articolo
Meditation Changes How Genes Are Expressed” di Jeremy Dean

Il primo studio che mostra rapidi e benefici cambiamenti della meditazione a livello molecolare

immagine di Nadir Hashmi

I benefici per la salute apportati dalla meditazione sono sempre più chiari, fermo restando che sappiamo ancora poco dei meccanismi grazie ai quali vengono ottenuti questi effetti.

Ma un nuovo studio fa luce sui cambiamenti che avvengono nel corpo a livello molecolare come effetto della meditazione.

Per il loro nuovo studio, Kaliman ed altri (2014) hanno coinvolto 19 persone con una buona esperienza in meditazione; ognuno di loro ha eseguito una meditazione intensiva di 8 ore basata sul mindfulness.

I soggetti sono stati confrontati con un gruppo di 21 altri che hanno svolto attività tranquille non meditative per lo stesso periodo di tempo.

Gli individui di entrambi i gruppi si sono sottoposti a prelievi ematici prima e dopo l’attività.

Analizzati i campioni di sangue a livello molecolare, sono stati rilevati cambiamenti notevoli.

Nel gruppo di meditatori esperti si osservavano cambiamenti nel modo in cui certi geni venivano espressi.
Le espressioni dei geni includevano una sottoregolazione degli ormoni coinvolti nelle infiammazioni, e in generale nella risposta del corpo allo stress.

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12 luglio 2013 | 0 comments

Botta nelle palle? Non salti né ghiaccio, ma Stretching!

La settimana scorsa, durante un allenamento di Judo, un atleta si è preso accidentalmente una dolorosissima botta nelle parti basse. Ho risolto il suo problema in pochi secondi grazie a una tecnica di mia invenzione (per lo meno nessuno me ne aveva parlato fino ad ora e da un po’ di googolamento mi pare che sul web almeno fin ora non se ne sia fatto cenno). Anche se non proprio a tema col blog penso sia giusto condividere questa importante scoperta, peraltro facile da mettere in pratica.

Il metodo usato e stra-usato che però non funziona (e che ovviamente non aveva funzionato con l’atleta infortunato di cui sopra) consiste nel fare da in piedi o da seduti dei salti “pesanti” (il contrario di “molleggiati”, insomma) con l’intento di far scendere i testicoli innalzati a causa della contrattura del muscolo cremastere. Non funziona perché:

- sarebbe controproducente instaurare un “tiro alla fune” fra gravità e muscolo contratto, dove la fune sarebbero le povere pallottole; ho detto “sarebbe” perché per fortuna l’azione inerziale che sfrutta la gravità è irrilevante

- una sollecitazione del genere non è affatto efficace per il rilassamento di un muscolo contratturato a causa di un trauma…

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