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11 settembre 2014 | 0 comments

Parlare in pubblico – 2^ parte: contenuti o retorica?

Aristotele e Catone il Censore

Aristotele e Catone il Censore

“Rem tene, verba sequentur”

Questa famosa citazione, attribuita a Catone il Censore, significa in pratica “Abbi chiaro il concetto, e le parole verranno da sole”.
Diversamente aveva affermato Aristotele, secondo cui padroneggiare una materia non può essere sufficiente ad esporla bene se non si ha una buona retorica.

Chi aveva ragione?

Dipende. Se si tratta semplicemente di spiegare un argomento, è sufficiente avere chiaro il concetto.
Se invece lo scopo è anche quello di persuadere le persone che ti stanno ascoltando a comportarsi in un certo modo o scalzare una loro precedente convinzione (magari in contrasto con quella di un tuo avversario), allora non fa certo male studiare anche il linguaggio persuasivo. Comunque, secondo la mia opinione, una buona padronanza dei contenuti ed una buona padronanza della lingua, uniti ad un certo entusiasmo, contano per un buon 80% ai fini di una buona ed anche persuasiva esposizione.

Ci sono poi da aggiungere due elementi che Catone e Aristotele non evidenziarono… Uno, che probabilmente i due colti uomini davano per scontato, è la proprietà di linguaggio. Se il tuo italiano è sgrammaticato, i concetti che esprimi potrebbero non avere forza persuasiva in quanto percepiti come provenienti da una persona ignorante e quindi poco affidabile (unica eccezione è rappresentata dall’oratore straniero con un accento straniero, i cui errori sintattici vengono solitamente perdonati).

Un altro elemento importante è l’aspetto emozionale. Spesso il vero problema di chi dice di non saper parlare in pubblico a causa dell’emotività riguarda in realtà il primo aspetto di cui ho parlato sopra, e cioè la chiarezza sui contenuti… Questo equivoco (più o meno inconscio) ricorda lo studente a cui piace pensare di essersi “impappinato” durante l’interrogazione, mentre in verità non conosceva a sufficienza quell’argomento: ciò che gli mancava erano i dati, non certo il coraggio di parlare (è molto raro vedere uno studente che ha davvero una buona padronanza della materia essere bocciato solo perché si era “impappinato”). In altri casi si tratta di un problema emozionale dovuto al portare l’attenzione sul giudizio di sé, quando invece dovrebbe essere focalizzata su ciò che si sta facendo.

Disposti in ordine di importanza, i quattro elementi per parlare bene in pubblico sono:

  • avere una grande padronanza dei contenuti
  • avere una buona proprietà di linguaggio
  • dare attenzione, mentre parli, a una sola cosa: ciò che vuoi dire. Senza, nella testa, pensieri come “ops, ho inciampato su quella frase” oppure “ce la farò a mantenere questo ritmo?”
  • avere una buona retorica

Riguardo all’aspetto contenutistico, esiste un modo molto semplice per sapere se hai una buona preparazione: scrivi e poi dì a voce alta ciò che sai prima della tua “performance” in pubblico. Se è la prima volta che i tuoi pensieri sull’argomento vengono estesamente tradotti in parole, potrai renderti conto della presenza di eventuali contraddizioni da rivedere, lacune da colmare, ovvietà da eliminare; capirai inoltre quale sia la mole di informazioni che puoi condividere, quindi ad esempio quanto può durare il tuo discorso o la tua intervista.

Se non hai la sicurezza di avere una sufficiente padronanza della lingua, puoi occuparti di questo aspetto a breve termine e a lungo termine. A breve termine puoi scrivere e rileggere una possibile versione del tuo discorso, prendendo grosso modo confidenza con le parole che sceglierai per esprimerti, e poi a voce alta improvvisarlo, e cioè senza mai impegnare la tua mente per cercare di ripetere le frasi esatte che avevi scritto. Quest’ultima è una tentazione possibile, ma assolutamente da rifuggire: le parole precise del testo le rileggerai dopo l’improvvisazione, e solo allora noterai le differenze fra ciò che hai detto e ciò che hai scritto. Poi improvviserai di nuovo (sempre seguendo la raccomandazione di poco sopra), e così avanti finché riterrai soddisfacente la tua performance.

A lungo termine puoi migliorare la tua sintassi leggendo, leggendo, leggendo. Qualsiasi cosa.

Se vuoi migliorare la tua retorica, ti consiglio di leggere libri o articoli di autori che hanno lo stile retorico che ti piace e che vorresti avere. Inoltre, come per il miglioramento della sintassi, buona cosa fin da subito è allenarti sia parlando che scrivendo (potresti accorgerti che scrivere, oltre che un buon esercizio, è un’occasione per diffondere ciò sai con un blog). Tutto questo è più importante che leggere libri specifici o frequentare corsi sul tema “come parlare efficacemente”, da considerare eventualmente dopo.

Quanto al giusto direzionamento della tua attenzione, uno dei problemi di chi non si trova a proprio agio parlando in pubblico è credere di dover fare tre cose allo stesso tempo: parlare (giusto) + commentare mentalmente il fatto di aver detto bene o no la frase precedente (sbagliato) + mantenere per forza un certo ritmo, credendolo necessario per suscitare una buona impressione (sbagliatissimo). Mi soffermo su quest’ultimo punto invitandoti a notare come l’oratore ansioso a volte è convinto di dover evitare assolutamente qualsiasi pausa; così, non avendo ancora chiaro cosa dire, ma non concedendosi il tempo di pensarci, inizia una frase con una qualunque parola, per poi tentare di sviluppare quella frase arrangiandosi in qualche modo e cercando di rimanere in argomento. In realtà una pausa va benissimo, e sarà più breve di quello che potresti pensare se la tua attenzione è focalizzata su cosa vuoi dire anziché sulle aspettative di chi ascolta.

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