Pages Menu
TwitterRssFacebook
Categories Menu

30 settembre 2011 | 0 comments

Disturbi psicosomatici – Come parla il sistema energetico al corpo? – 2^ parte

Quando si è riconosciuto un sintomo fisico come un messaggio da parte del sistema energetico di cui la persona aveva bisogno, e quando in seguito a questa comprensione il sintomo se n’è andato, un errore da non fare è dare per scontato che sia stato fatto tutto quello che c’era da fare per un sufficiente riallineamento, e che il lavoro sia da considerarsi concluso. Non sempre è così…

È bene verificare che il messaggio venga non solo capito, ma anche seguito. Come quando qualcuno ti dice “Hai fino ad oggi sporcato il pavimento, è ora di finirla”: è un indispensabile ed apprezzabile primo passo smettere di ignorare la persona che ti chiede qualcosa e capire cosa vuole, ovvero che tu ti tolga le scarpe prima di entrare in casa se sono fangose… ma capire che bisogna togliersele non basta: bisogna proprio togliersele davvero. Banale? Vorrei tanto che lo fosse, ma purtroppo non lo è. Né nel dialogo fra persone, né in campo di terapia e coaching. E siccome non è banale, ti porto un altro esempio, che serve anche ad introdurre un ulteriore concetto.

Secondo il modello del dolore-messaggio che ti sto proponendo, per capire la dinamica con la quale un disagio fisico se ne va provvisoriamente o definitivamente a seconda che ci sia la sola comprensione del problema o il concreto impegno a risolverlo, è utile vedere la comunicazione fra una persona e il suo sistema energetico come il dialogo fra un bambino e un maestro così come poteva essere nell’Italia dei primi decenni del 1900: immagina che l’insegnante dia all’alunno una punizione con la legge del contrappasso, la stessa usata dal nostro sistema energetico quando sceglie i sintomi da inviarci; ad esempio immagina che l’alunno, finito l’orario delle lezioni, abbia spintonato i compagni per uscire in fretta dalla classe, e che il maestro lo punisca obbligandolo a ritardare, rimanendo in classe per un quarto d’ora in più rispetto all’orario normale. Il bimbo chiede la revoca del castigo dicendo di aver capito la lezione, e l’insegnante, credendogli, lo accontenta subito. Il bimbo il giorno dopo torna a spintonare i compagni e viene rimesso in punizione. A questo punto non è più sufficiente che dichiari “Ok, ho capito la lezione, farò il bravo”: il maestro non gli crede più sulla parola, ma gli risponde: “Benissimo, me lo dimostrerai domani; intanto per oggi il quarto d’ora di punizione rimane”. Dalla punizione sarà tolto a partire da domani e solo dopo che avrà dimostrato di avere non solo capito il messaggio, ma cambiato concretamente il proprio comportamento.

Così, se un dolore “pungente” nella zona di un gluteo è scomparso dopo aver capito che esso significava “C’è qualcuno che ti punzecchia nel luogo di lavoro”, il paziente non deve accontentarsi di aver così eliminato il dolore: deve impegnarsi a risolvere il problema relazionale che è stato portato alla coscienza, altrimenti lo stesso sintomo o un sintomo simile potrà tornare. E se tornerà, riportare alla coscienza il suo significato potrà stavolta non essere sufficiente ad eliminarlo: occorrerà anche impegnarsi in modo concreto per farne tesoro, senza necessariamente riuscire a risolvere quel problema relazionale. Riprendendo l’esempio del maestro, puoi immaginare che tolga un alunno dalla punizione dopo che ha smesso di rifiutarsi di fare i compiti a casa, e così lo premi senza dare peso alla grande quantità di errori e al fatto che non sia riuscito a risolvere il problema di matematica, apprezzando che almeno si è impegnato e ha preso una buona piega.

Ricorda comunque che se una persona è stata “recidiva” nel non accettare o nel non seguire il messaggio che il suo sistema energetico le ha inviato sullo stesso tema, con conseguente recidiva del sintomo, anche se decide di impegnarsi davvero e concretamente per il proprio cambiamento, il sintomo potrà rimanere per qualche tempo come promemoria, così come il maestro all’alunno recidivo dice “Intanto per oggi il quarto d’ora di punizione rimane”…

Riassumendo:

  1. Consiglio di non fermarsi alla semplice comprensione del messaggio-sintomo, anche se il sintomo se n’e andato. Consiglio di impegnarsi affinché venga risolto il problema emozionale che il sistema energetico ha portato alla coscienza.
  2. Per lasciar scomparire il sintomo e fare in modo che non ritorni non è obbligatorio riuscire a risolvere il problema emozionale; già riconoscerlo come messaggio utile e impegnarsi in maniera coerente per risolverlo può essere sufficiente.
  3. Se il sintomo ritorna in quanto la persona è recidiva nel non accettare il messaggio, è normale che impieghi un po’ più di tempo ad andarsene nonostante un buon aiuto da parte del terapeuta e il concreto impegno del paziente per risolvere il relativo problema psico-sociale, perché evidentemente la persona ha bisogno che per un po’ quel sintomo rimanga come promemoria.

A quanto detto fin qui aggiungo altre due informazioni importanti…

  • lo stesso sintomo può presentarsi quando la persona non accetta un’emozione negativa dovuta a un suo problema psico-sociale esistente, oppure quando quel problema non esiste, ma la persona ha paura che si verifichi. Ad esempio un sanguinamento può presentarsi quando un paziente sta reprimendo il dispiacere per l’avvenuta perdita di una persona cara, oppure se sta reprimendo la paura di perderla.
  • un certo sintomo può presentarsi non solo quando il problema psico-sociale e la sua non accettazione riguardano il paziente, ma anche quando riguardano un’altra persona che ha un ruolo importante nella sua vita. Tipicamente un genitore se il paziente è un bambino; il padrone o i padroni quando il paziente è un animale. In questi casi, se è possibile, devono essere proprio queste persone importanti a risolvere questo loro problema affinché il paziente guarisca. Ad esempio se una mamma capisce che si sta preoccupando ossessivamente della propria reputazione e decide di smettere di esagerare in tal senso, questo può essere sufficiente per far scomparire in pochi giorni un problema di arrossamento o escoriazioni cutanee sul viso del figlio. Se non è possibile lavorare col genitore o altra persona importante per il paziente che presenta il problema emozionale, il terapeuta può intervenire direttamente sul paziente stesso, ammesso che si tratti di una persona abbastanza matura da poter capire ciò che gli viene spiegato.

È evidente che il modello che ti ho proposto è schematico e non ha lo scopo di rappresentare con precisione il dialogo fra sistema energetico e corpo, ma semplicemente di concepirlo come simile a un dialogo che si può avere con una qualsiasi persona che ci conosce bene e che può insegnarci qualcosa di importante.

Lascia un commento Facebook:...

Post a Reply

www.psicoperformance.com - Copyright 2012 - Tutti i diritti riservati