Nell’approcciarsi a una disciplina per la prima volta, il comprensibile e fisiologico scetticismo (proporzionale alla distanza fra i presupporti di tale disciplina e le convinzioni abituali) può benissimo coesistere con un atteggiamento comunque adatto all’apprendimento.
Questo accade se si pone il focus non sulla ricerca (o, peggio, attesa) del trucchetto magico che lavora per noi, ma piuttosto sulla curiosità, la voglia scoprire, di fare, di mettersi in gioco.
Per questo si devono evitare alcuni frequenti errori che a mio parere sono solo apparentemente (e magari più o meno in buona fede dichiaratamente) dovuti allo scetticismo o al rigore scientifico, e che per la verità sono segno di pigrizia, quella che spinge a cercare motivi che autorizzerebbero a bocciare la disciplina da subito e quindi a non doverla sperimentare.
Tipicamente, ad esempio, un novizio si comporta così: prima ancora di cominciare…
- chiede quante e quali persone usano quella disciplina
- a chi la usa chiede se funziona (domanda intelligentissima, no?)
- dopo aver ricevuto l’ovvia risposta positiva, chiede quali sono di preciso i risultati ottenuti
- dopo aver saputo quali sono i risultati ottenuti, chiede la percentuale di successo
- rinuncia alla pratica della disciplina se la risposta è una percentuale apparentemente bassa, anche quando, pensandoci un secondo in più, è facile dedurre che si tratta di una percentuale che giustificherebbe abbondantemente tale pratica (es. “1%” è la probabilità bassa per antonomasia, ma nel caso in cui c’è l’1% di probabilità di guadagnare 1 milione di euro comprando un cioccolatino da 40 centesimi è una percentuale altissima, e spingerebbe chiunque a comprare anche subito 100 o 200 cioccolatini)
- se la risposta è una percentuale che appare molto alta, dubita fortemente che questa persona stia dicendo il vero e continua a subissarla di domande che in realtà servono a passare il tempo a parlare piuttosto che a sperimentare
Nel caso in cui abbia deciso di inizare la sperimentazione, dopo un po’ rinuncia per aver avuto degli iniziali scarsi risultati, o anche solo per il fatto di aver avuto una percentuale di buoni risultati minore di quella precedentemente dichiarata dalla persona di successo interrogata, non tenendo conto che l’esperienza di solito porta ad avere più risultati rispetto a quanti ne ha un novizio, cosa per la verità comunemente nota.E aggiungo che comunque non c’è risultato, anche qualitativamente e/o numericamente eclatante, di altre persone o proprio, in grado di vincere quella pigrizia che fa “dimenticare” i fatti dopo un breve periodo e/o di far trovare una marea di scuse per non praticare.
Quindi chi proprio vuole impiegare il proprio tempo a fare indagini seguendo lo schema su descritto può benissimo soddisfare la propria fame di cazzeggio navigando su un web pieno di forum e/o di racconti.
Io preferisco (almeno in forma scritta, su questo sito) non fare aneddotica sui risultati della Legge dell’Attrazione, né parlando dell’esperienza mia, né di quella altrui, ottimisticamente sperando che chi mi legge intuisca per qualche motivo che non è mio uso parlare tanto per parlare.
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