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22 Agosto 2013 | 0 comments

Musica coinvolgente: quando e quanto?

Due anni fa ho spiegato in quali casi l’ascolto della musica possa indebolire il nostro sistema energetico anche a dispetto dell’apparenza, soffermandomi soprattutto sull’impatto diretto delle onde sonore a seconda di alcune loro caratteristiche.

In questo articolo ti invito a tenere conto di alcune considerazioni riguardanti la musica che su di te ha un grande impatto emozionale. Prenderò in esame prima l’ascolto e il coinvolgimento “passivo” e successivamente l’ascolto “attivo con azione”.

ASCOLTO E COINVOLGIMENTO PASSIVO

In alcuni casi il successo di un brano musicale è determinato dalla sua efficacia nell’indurre l’ascoltatore a “perdercisi dentro”: lo studiato miscuglio di melodia, ritmo, armonia, sonorità invoglia a lasciarsi avvolgere dalle sensazioni che prova grazie all’ascolto, senza dover fare altro che “galleggiare” in quella sorta di ipnosi di “benessere passivo”. Il genere di musica in grado di sortire quest’effetto nell’ascoltatore dipende dai gusti; immagino ad esempio che un gran numero di persone che come me amano il prog rock vengano facilmente ipnotizzate dalla parte finale di White Russians dei Marillion, o We all need some light dei Transatlantic.

È benefico per il nostro sistema corpo-mente lasciare che la musica ci coinvolga fino a darci la sensazione di impregnare la nostra esistenza?

Dipende.

Il fatto che in questi casi la musica sembri fonte di benessere non significa che in generale guidi a un comportamento emozionale produttivo.

A volte “lasciarsi trasportare” dalla musica può essere un errore, la cui gravità dipende dal tipo dai casi.

1) DIVERTIMENTO – RELAX

Pensa ai ragazzi che si “divertono” semplicemente bevendo birra in un locale (sorvolando sulla nocività dell’alcool). Non fanno nulla di particolare, nulla che sia degno di essere chiamato “fisico”, oppure ballano, ma senza energia e senza controllare i propri movimenti. È come se la sostanza che hanno assunto e che ha alterato la loro neurologia fosse il principale motore delle loro azioni, parole, sensazioni.
In modo analogo, limitarsi ad ascoltare musica passivamente lasciando che sia lei a “decidere” i sentimenti che proviamo, o lasciando che in questo eserciti un ruolo preponderante abitua la neurologia ad associare il benessere ad un agente esterno, offuscando l’associazione fra benessere, salute ed attività.

Per evitare questo svantaggio consiglio almeno di controbilanciare l’ascolto passivo con maggiori periodi di benessere proveniente da un atteggiamento attivo, che può consistere nel cantare / suonare / ballare o in un’altra attività di ambito diverso da quello musicale.

2) LAVORO SU SÉ STESSI

L’ascolto passivo di musica “avvolgente” o il movimento guidato dalla musica stessa può andare bene come esercizio introduttivo in un laboratorio di recitazione per fare in modo che la mente si rilassi e/o si faccia più malleabile, in modo da accogliere più facilmente il personaggio da interpretare, o nel contesto di un corso di evoluzione personale o di una sessione di life coaching, per predisporre la persona a una maggiore ricettività.

Anche in contesti di questo tipo, per gli stessi motivi spiegati nel punto precedente, la “fase passiva” dev’essere seguita da una più importante “fase attiva”.

2) EFFETTO “COLONNA SONORA”

Nella vita di tutti i giorni, cosa succede se facciamo guidare i nostri sentimenti dalla musica, e ci troviamo a constatare che una situazione varia notevolmente il suo significato emozionale a seconda che nel momento in cui viene vissuta o ricordata si stia ascoltando quel brano oppure no? Te lo lascio immaginare, portandoti l’esempio più emblematico: un ragazzo e una ragazza si sono fidanzati e lasciati più volte e si trovano in casa… Lei trova difficile decidere se tornare per l’ennesima volta insieme a lui; la sua parte razionale ha valutato i pro e i contro, sta per concludere che questi ultimi sono maggiori, e che la cosa migliore per il proprio futuro è non ricadere negli stessi sbagli già fatti… Però lui, a bastardo, mette la canzone che le ricorda quanto sono stati bene insieme, e questa canzone fa la sua parte nell’ipnotizzarla; l’attrazione fisica fa il suo gioco; i due scopano e si ri-fidanzano: la decisione è presa per via di una canzone.

Facile cucinare un primo piatto con la panna. Facile riconquistare l’ex con una canzone coinvolgente.

E però la panna fa male. E l’ex ha bisogno di prendere la decisione giusta.

Non è buona cosa permettere a alcun “giocattolo” di corrompere la nostra realtà. Vale per la corruzione in senso stretto coi soldi, vale per la corruzione delle sensazioni fisiche con la droga, e vale per la forzatura delle emozioni con qualsiasi strumento, musica compresa. La musica può abbellire la nostra esperienza. Può aiutarci a stare meglio (funzione che ho già citato in questo articolo). Ma certo non deve spingerci verso una decisione o un punto di vista diverso da quello che avremmo guardando in faccia i nostri valori da una posizione di equilibrio.

Niente di esterno dovrebbe sostituirsi a te in qualcosa di importante che a te spetta fare. Non è consigliabile lasciare che ad esempio le tue relazioni siano influenzate in maniera determinante da un prodotto realizzato da strumentisti o cantanti che di te non sanno nulla, e che raccontano una storia associata alla tua persona grazie a una forzatura, perché di questo si tratta. Infatti:

– È raro che il testo di una canzone descriva esattamente la situazione dell’ascoltatore (a cui però spesso piace auto-convincersi che parli proprio di lui, solo per il fatto che le parole sono poetiche e/o la musica è gradevole)

– Anche quando il testo della canzone descrive esattamente la situazione dell’ascoltatore, si tratta comunque di un prodotto “statico”, ovvero la canzone quella è al momento dell’incisione e quella rimane, mentre la vita dell’ascoltatore può cambiare; l’ascolto della stessa canzone che descrive la stessa situazione tende a far rimanere l’ascoltatore nello stesso stadio della propria vita e rappresenta quindi un freno al suo cambiamento in meglio

È normale avere una musica che ci ricorda una vacanza, una relazione, una qualsiasi situazione, e non dico che lo si debba evitare. Dico che quest’associazione non deve guidare la nostra vita e i nostri sentimenti fino ad avere in questo ambito un ruolo centrale.

L’ho chiamato “effetto colonna sonora” perché in un film la percezione di un sentimento dei personaggi è dato spesso proprio dalla colonna sonora. Addirittura in alcuni casi la musica contribuisce per il 60% o più al significato emozionale della scena. Va bene per i film. Non va bene per la tua vita reale, dove l’unico regista sei e devi essere tu, e dove la principale guida che gestisce emozioni e decisioni dev’essere la tua voce interiore, che proviene da te e che può cambiare a seconda di ciò che tu decidi.

ASCOLTO ATTIVO CON AZIONE

Ho molto meno da dire sul caso in cui da un brano musicale ci facciamo coinvolgere in modo ATTIVO. Ovvero lo cantiamo, lo balliamo. Se la musica è energeticamente buona (e di tale aspetto, ripeto, ho già parlato in questo articolo) e se l’attività musicale rispetta le ovvie norme di auto-tutela fisica (es. cantare rispettando la fisiologia delle corde vocali, ballare nel rispetto dell’incolumità propria e altrui :-)…), allora tutto bene.

Non si tratterà di un ballo “sballato”, né di un canto che semplicemente “segue”. Il corpo e/o la voce devono sentirsi vivi, devi percepire che hai un ruolo attivo e importante nella generazione di quel movimento e di quei suoni. Non a caso per le civiltà primitive la musica non ha mai una funzione di ascolto o di sottofondo: chi ama la musica, partecipa alla musica.

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