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17 maggio 2013 | 0 comments

Non spegnere il cervello se non è davvero necessario – 2^ parte

Giorni fa un mio Facebook-friend ha postato questo simpatico quiz a risposta multipla…

Traduco la frase iniziale per i non anglofoni: “Se scegliete una risposta a caso a questa domanda, con quale probabilità sarà corretta?

Ecco come ho commentato io:

Siccome la risposta A e la D sono uguali, allora chi domanda non sta pretendendo che si scelga una sola risposta. Quindi le risposte possibili non sono quattro, ma molte di più. Ad esempio,possibili risposte sono:
– la A solamente
– la A e la B
– la A e la C
– la A e la D
– la A, la B e la C
– la A, la C e la D
– la B solamente
– etc…
Quindi la probabilità di dare una risposta giusta fra le tantissime possibili è ben minore del 25%, e di conseguenza la risposta al quesito è “Nessuna delle quattro”.

Un altro commento esordiva così:

(Se consideriamo la domanda ben formulata e avente una risposta valida fra quelle contenute nella lista) Teniamo conto che di solito le domande a risposta multipla hanno risposte mutualmente esclusive. Quindi…

Il commento proseguiva giungendo poi a una conclusione sbagliata, ma il punto su cui mi voglio soffermare sta in queste prime parole. A cui ho risposto in questo modo:

[…] Un quesito è un quesito, e ad esso non va aggiunto nulla rispetto a quello che dice, indipendentemente da quello che accade “di solito”, specialmente se ha a che fare con la logica. In nessun punto della domanda è scritto che le risposte sono mutualmente esclusive. Anzi, se ci sono risposte uguali significa che è vero esattamente l’opposto: se mi dai la possibilità di scegliere una risposta identica a un’altra (quindi se è giusta l’una è giusta anche l’altra) mi stai dicendo anche che esiste la possibilità che siano vere due delle quattro risposte piuttosto che una soltanto. Cade quindi, ammesso che sia necessario (e non lo è) il ricorso alla “prassi” che ci fa pensare alla mutua esclusività della risposta, dunque a maggior ragione non si vede perché non si dovrebbe poter scegliere anche tre o quattro risposte come giuste, non essendo diversamente specificato nel quiz. Detto questo, in base al ragionamento che ho fatto nel mio primo commento, la risposta giusta non è nell’elenco, poiché è “nessuna delle quattro”. Si potrebbe obiettare che “nessuna delle quattro” è una risposta non contemplata fra quelle messe a disposizione, ma non è colpa mia. E’ colpa di chi ha formulato il quiz. Infatti se mi chiedi “Il gatto è: A ) un celenterato B ) un pesce C ) un’alga D ) un uccello ?” lo so che la risposta “nessuna di queste” non contemplata, ma ciò non toglie che sia la risposta giusta.

Un detto della comunicazione è “Chi domanda comanda“.

In effetti quando una domanda che ti viene posta contiene una presupposizione (detta o sottintesa), chi ti parla ha un qualche potere di far accettare per ovvio quello che ovvio non è o addirittura farti compiere una scelta o un’azione senza che tu ti chieda se è giusto… Tutto questo è vero solo se non hai la mente sveglia!

Fermo restando che occorre accettare le regole degli altri quando siamo in casa d’altri, è sempre bene valutare il rapporto costi/benefici della nostra “obbedienza”, specialmente quando non ci fa sentire a nostro agio. Ed è sempre bene farlo sul momento, non obbedire acriticametne per poi ritrovarsi a pensare “certo che quella cosa mi ha dato fastidio” (a questo risponderei: allora perché l’hai consentita? Sveglia!).

L’educazione ha AUTOMATIZZATO una tendenza a compiacere gli altri, specialmente quando:
– si risponde a una domanda
– siamo in un ambiente nuovo o in una situazione insolita (es. si partecipa a un convegno, o siamo ricoverati in ospedale)
– ci stiamo relazionando con un’autorità.
Questo automatismo, che di per sé non è sbagliato, non deve ritorcersi contro di noi e va interrotto quando si rivela esagerato
.

Se chi ti parla/scrive si aspetta da te una risposta, puoi sempre rifiutare di darla, o darla in un modo che non si aspetta.

Ad esempio chi non gradisce parlare in pubblico e si trova a un incontro con un gruppo di persone sconosciute, se per qualche motivo riceve il microfono perché è il suo turno per presentarsi o altro, non deve sentirsi obbligato a parlare per il fatto che l’hanno fatto gli altri; può sempre dire “passo” e dare il microfono alla persona accanto. E se chi presiede quella riunione insiste più di tanto con la richiesta di parlare in pubblico, la cosa migliore da fare potrebbe essere minacciare di andarsene e, in caso di ulteriore insistenza, andarsene proprio.

Tempo fa ho partecipato a un convegno che fra l’altro riguardava la vendita di alcuni prodotti; prima del convegno mi era stato consegnato un questionario la cui prima domanda era “Pensi sia importante costruire relazioni di successo?

A questa domanda non risposi. Non avrei scritto commenti non richiesti, come educazione vuole, visto che non ero in casa mia. Ma visto che nel foglio c’era uno spazio per le note, allora lì scrissi: Ritengo che per costruire relazioni di successo sia una buona idea non fare domande ovvie, perché indispongono l’interlocutore.

Il consiglio che ti do è

Tieni la mente sveglia anche e soprattutto quando sei in ambienti nuovi, o in situazioni nuove, o davanti a persone che rappresentano in qualche modo un’autorità, e ricorda che se senti un senso di inadeguatezza non è detto sia colpa tua.

NB: Se stai costantemente in contatto coi tuoi valori puoi anche decidere di sforzarti di fare un passo che ti costa fatica… a patto che sia non una decisione “trascinata”, del tipo “ormai ero lì”, ma una decisione comunque tua e presa coscientemente. In questo caso si tratta non di provare disagio per il fatto di contraddire i propri valori (cosa di cui dopo ci si pente), ma durare una giusta fatica per seguirli imboccando una strada non facile poiché non abituale (cosa di cui dopo ci si sente orgogliosi).

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