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Piccoli consigli per un amico con sindrome depressiva

11 Marzo 2018 | 0 commenti

Qualche mese fa ho saputo che soffriva di una sindrome depressiva un amico che abita molto lontano da me. Volendolo aiutare, oltre a parlare con lui in vari momenti della giornata via Whatsapp, registrai alcuni video con alcuni consigli e glieli inviai.

Non avevano la pretesa di risolvere interamente il suo problema, ma contenevano qualche idea che ritengo valida. In questi giorni ho fatto un montaggio e ho deciso di mettere online questi video, nell’ultimo dei quali compare anche Bubà di Diventare Pimpanti.

Buona visione, se ti va!
(…O, se preferisci leggere, buona lettura… sotto al video)

1)

Caro amico, buon giorno. Mi è venuta in mente una domanda importante da farti: tu adesso, o tu in generale, come aiuteresti una persona depressa?

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Buoni propositi e programmi: giusto per il buon umore!

22 Febbraio 2018 | 0 commenti

Già: questo è un articolo che non ha lo scopo di farti realizzare i tuoi obiettivi, se non quello di sentire una maggiore serenità.

Ho notato che fare e scrivere buoni propositi, tabelle di marcia, programmi di attività con orari settimanali e giornalieri, etc, mi fa sentire bene. Il fatto che poi questi programmi non vengano rispettati è un altro discorso.

È così anche per te?

Prova a fare e scrivere spesso programmi, e fammi sapere se innalza il tuo umore e riduce l’eventuale ansia.

Magari col tempo ti verrà spontaneo scrivere un programma realizzabile alla luce della maggiore conoscenza di te stesso, ed avrai anche questo “secondario” vantaggio.

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Meditazione – Se i pensieri ti distraggono, prova a scrivere

11 Febbraio 2018 | 0 commenti

Cosa succede spesso prima della meditazione? (mi viene in mente “pre-meditazione”… sembra di parlare di omicidi :))

La mente si mette a girovagare e ti suggerisce una serie di pensieri che ti distraggono. Ed ecco cosa ti suggerisco di fare: qualcosa di simile al prendere appunti.

Qualcosa di simile, certo. Non si tratta di prendere appunti con lo scopo di rileggere per fissare nella tua testa quello che scrivi. Anzi, lo scopo è l’opposto: liberarti da quei pensieri, quelle parole, quelle immagini, quei ricordi che arrivano quando meno ti servono, e cioè quando decidi di chiudere gli occhi, fare un respiro profondo e rilassarti…

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Discussioni – Modalità argomentativa o narrativa?

4 Febbraio 2018 | 0 commenti

Per migliorare la qualità delle tue eventuali discussioni con una persona a cui vuoi bene (marito, moglie, fidanzato, fidanzata, familiari, etc) è buona cosa che tu distingua e faccia distinguere due tipi di comunicazione durante una discussione: argomentativa o narrativa.

La comunicazione di tipo argomentativo si ha quando cerco di convincerti che è giusto fare qualcosa o che è stato giusto fare ciò che ho fatto. Oppure che sia vero qualcosa o che sia falso qualcos’altro. Tento di persuaderti.

Con la comunicazione di tipo narrativo invece io ti spiego come mi sento. E lo faccio con lo scopo di sentirmi capito. Confondere questo scopo col precedente e quindi pensare “Lui vuole convincermi a fare qualcosa / vuole convincermi che sia giusto qualcosa / che io abbia sbagliato a fare qualcosa” può minare spiacevolmente l’armonia fra le due persone.

È infatti inutilmente irritante credere che l’altro voglia convincerci a fare qualcosa quando sta semplicemente descrivendo ciò che sta accadendo dentro di sé. Queste incomprensioni sortiscono risposte del tipo “E allora io?” “E allora tu?” “E allora, che c’è? Stai dicendo che dovremmo fare questa cosa assurda?”

Questo dunque ti consiglio:

1) Quando comunichi, assicurati che l’interlocutore capisca il tuo scopo

2) Quando l’altra persona comunica assicurati di aver capito il suo scopo (magari dopo aver chiesto)

A volte le parole sono utili non dal punto di vista pratico, ma dal punto di vista emozionale. E in una conversazione, specialmente fra persone che si vogliono bene, c’è spesso una grande necessità di sfogarsi; in questo rientra ad esempio la necessità di far capire il motivo per cui abbiamo fatto una cosa non giusta ma comprensibile (dunque non vogliamo essere giustificati, ma compresi).

Se seguirai i suddetti consigli e inviterai il tuo interlocutore a fare altrettanto, il vostro rapporto di coppia, o la tua relazione col tuo amico o parente, potrebbe migliorare di molto.

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Fine di un amore: gestirla al meglio e minimizzare il disagio

25 Dicembre 2017 | 0 commenti

Chi dice di “soffrire per amore” dovrebbe tener conto che quella sofferenza è il risultato di un “miscuglio” di due attività emozionali… che è possibile quanto opportuno smettere di mischiare. In questo articolo parlo della situazione in cui un ragazzo è stato lasciato da una ragazza, ma vale ovviamente la stessa cosa a ruoli invertiti; inoltre valgono gli stessi consigli e considerazioni in caso di amore non corrisposto.

Smettere di soffrire per amoreL’amore è uno stato che, fra l’altro, ci fa associare una persona a sentimenti piacevoli… anche quando quella persona non è con noi. Tutti sanno che due persone che formano una coppia felice non necessariamente stanno insieme 24 ore al giorno nella stessa stanza.

Ciò premesso, che differenza c’è fra un uomo felicemente fidanzato che in questo momento non si trova fisicamente assieme alla sua donna e un uomo che sta soffrendo per la mancanza della sua ex?
Entrambi, pensando a una certa donna, provano amore. Il primo pensa “Che bello”. Il secondo pensa “Che bello… però non mi va giù che io non la debba più incontrare, baciare, etc“.

La seconda parte di questa frase è mentale. Non deriva da un’esperienza, ma da una considerazione:

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Se ti accusano di violare perfino un principio a te caro… Perfino pazienza.

28 Novembre 2017 | 0 commenti

Mi accusano di...!!!Forse credi di aver già imparato a non dare alcun peso alle opinioni degli altri, quando sai che occuparsene sarebbe solo una perdita di tempo ed energie.

E può darsi che davvero tu abbia imparato… ma con un’eccezione. Mi riferisco al caso in cui è più facile ricascarci. Ricascare nel vizio di voler obbligare gli altri ad avere una certa opinione di te. È il caso delle infamie che tu ritieni più gravi, e cioè quelle che hanno a che fare con un principio a te molto caro, per il quale magari in passato hai combattuto, o che ti ha visto come vittima.

Mi viene in mente, ad esempio, il dipendente di un’azienda che ha subito vessazioni da parte del datore di lavoro, e che una volta licenziatosi si mette in proprio, apre un’azienda propria, si comporta in modo impeccabile nei confronti dei propri dipendenti, ma ce n’è uno particolarmente stupido che si lamenta additandolo come dispotico.

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