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25 maggio 2016 | 0 comments

Sei troppo buono? Va bene, ma solo nelle gravi emergenze

Sono troppo buono... da oggi non più!Il mio difetto è che sono troppo buono“. Quante volte ho sentito dire questa frase! …Che credo denoti un errato concetto di “bontà”. Se una persona si sta accorgendo che le proprie azioni, di primo acchito attribuibili a una persona buona, portano a risultati complessivamente e nel lungo termine a risultati indesiderabili, ingiusti, significa che non si trattava di azioni buone. Si trattava di azioni cattive! Quindi no, non sei troppo buono. Sei cattivo, e non lo sai.

(beh, la dicitura corretta sarebbe stata “sei dannoso”, ma mi piaceva dirla così)

Ti sarà capitato di osservare scenari apparentemente paradossali, in cui una persona si trova a fare un favore a chi si sta comportando in maniera poco gentile, scorretta o comunque sbagliata.. quindi un favore fatto seguendo una certa inclinazione a far del bene.. accompagnata però, probabilmente, da qualche legittimo dubbio (“faccio bene a far del bene?”)… tipo:

“Questo stupido non si rende conto che gli sto facendo un favore.. non lo capisce e pensa che invece io gli stia facendo un dispetto.. mi infama quando dovrebbe invece ringraziarmi”.

“Ha urgentemente bisogno di questo mio favore, e se glielo rifiutassi per lui sarebbe un grande danno, quindi lo farò… certo potrebbe almeno chiederlo in maniera gentile, e invece me lo ordina, come se da parte mia fosse una cosa dovuta, e non lo è affatto..”

“È molto nervoso… è comprensibile che si comporti da zotico. La cosa mi infastidice, ma pazienza: verrò incontro ai suoi bisogni…”

“Ha combinato un altro guaio… evitarlo non gli costava nulla, bastava seguire il semplicissimo consiglio che gli avevo dato… Per l’ennesima volta risolverò io il problema in cui si è cacciato, perché se lo lascio fare a lui spende il quadruplo di tempo e denaro…”

“Mi sta chiedendo un favore che francamente non ho voglia di fargli, e mi pare che per chiedermi una cosa del genere sia necessaria una discreta faccia tosta. Ma mi scoccia dirgli di no, anche perché non so come dirglielo senza rischiare di sembrare ostile…”

Nei casi in cui sussista una grave emergenza, ad esempio un pericolo di morte imminente che una persona si ostina a non capire, ovviamente la decisione di dare un aiuto deve prescindere dalla sua volontà, dal suo apprezzamento e dalla sua educazione. Lo stesso può valere quando hai a che fare con persone affette da gravi malattie psichiatriche o da demenza, compatibilmente con gli standard di qualità di vita che hai deciso per te stesso. O ancora è plausibile dare un aiuto o insistere nel proporlo quando ciò può portare un vantaggio a noi stessi per un qualunque motivo.

In tutti gli altri casi, pensando alle frasi tipo quelle elencate sopra che possono venire in mente alla persona cosiddetta “troppo buona” (a cui generalmente si attribuisce l’epiteto di “tonta” o simili), ecco cosa consiglio…

Se c’è tempo per parlarne subito:

Spiega all’interlocutore il suo errore di impostazione.

– Se capisce, si scusa e cambia spirito da “ti ordino” a “per favore”, vienigli pure incontro.
– Se non cambia atteggiamento, non fargli quel favore.

Se non c’è tempo per parlarne subito:

– Per questa volta fagli lo stesso il favore che ti ha chiesto, oppure non farlo, a seconda che tu ne abbia voglia o no
– Quando ci sarà tempo per parlarne, spiegagli che hai fatto un’eccezione, oppure scriviglielo
– Se la cosa si ripete, rifiutagli il favore, perché a quanto pare non c’è altro modo per fargli capire ciò che gli avevi spiegato con le buone.

L’opportunità di non fare un favore a una persona può risultare contro-intuitiva, perché conseguenza di ciò può essere per lei una grande inutile spesa di soldi, o un danno fisico, etc., magari evitabili con una piccolissima precauzione o una scelta che non costa nulla e di facile comprensione. Il che può dispiacere anche se a quella persona non siamo granché affezionati, perché è normale provare dispiacere nel vedere un inutile danno fisico o materiale, un inutile spreco di risorse, etc.

Ma ciò non deve offuscare valori ben più importanti:

Il tuo benessere
La tua volontà di non premiare atteggiamenti sbagliati (che equivarrebbe all’invito a fare lo stesso con te e con altri in futuro)

Se sopporti e “rispetti” il danno che l’altro si è fatto con le sue mani, considerando sua la responsabilità quando sua in effetti è, avrai e sentirai la libertà che ti spetta.

A volte rifiutare un favore a una persona lasciandola nei guai, facendole capire che avrebbe dovuto chiederlo in maniera più gentile, significa che i guai che passerà saranno il prezzo che questa persona ha scelto di mettere al suo apprendimento (speriamo) delle buone maniere. Significa che non ti fai intenerire dal suo estremo bisogno, dato che ha buttato via l’opportunità di farsi aiutare… che costava solo un po’ di (gratuita) educazione.

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