Vuoi giustizia? Per prima cosa, sii giusto tu

relazioni interpersonali    Vuoi giustizia? Per prima cosa, sii giusto tu   bilancia%20giustiziaCon questo articolo voglio  mettere una pietra tombale non su tutte le lamentele riguardanti le ingiustizie nei rapporti interpersonali, ma certamente su una larga percentuale di esse.

Nelle relazioni con gli altri vuoi giustizia?
Comportati giustamente.

Cosa significa comportarsi giustamente?
Varie cose. Una di queste, importantissima, è

trattare gli altri come meritano. Nel bene e nel male.

…a seconda di ciò che tu ritieni sia il bene e il male, a seconda di cosa gli altri si meritano secondo la tua opinione, quindi a seconda delle tue regole, che nascono dai tuoi valori.

Una persona che non si è attenuta a regole che lei stessa ritiene giuste e si accorge che una conversazione o altra dinamica relazionale o anche un’intera relazione ha preso una piega non gradita, dovrebbe innanzi tutto riconoscere che il non essersi attenuta alle proprie regole etiche, quindi aver commesso delle ingiustizie è, del disagio in questione, la causa più importante da prendere in esame, e da cui trarre un insegnamento per il futuro.

Ciò appare quasi scontato quando si intende “ingiustizia” nel senso più comune, ovvero trattare male una persona che avrebbe meritato di esser trattata bene. Meno banale è se si considera, più in generale, “ingiustizia” come agire in maniera da ottenere un risultato non giusto a causa di un comportamento che viola l’etica. Ivi compreso trattare bene o in maniera neutra uno stronzo che meritava di essere trattato male. Se ciò è successo, si è tratato di un’ingiustizia nei confronti propri, e inoltre di un’ingiustizia nei confonti di tutte le persone che in futuro verranno a contatto col suddetto stronzo, perché è probabile si comporti in un certo modo anche a causa del feedback ricevuto dagli altri.

Ecco allora un consiglio che può permetterti di trasformare un momento di disagio in un’occasione di miglioramento:

Se ti capita di sentirti scontento per essere stato trattato male, poni subito al centro della tua riflessione il modo in cui avresti dovuto agire, e il modo in cui agirai se malauguratamente ti troverai in una situazione simile.

Valuta razionalmente i pro e i contro,  a breve e a lungo termine, e fai tuo un comportamento d’ora in poi coerente coi tuoi valori, quindi coi tuoi criteri di giustizia.

E se c’è qualcosa di irrazionale che ti impedisce di agire secondo i tuoi valori, lavora su questo aspetto, assolutamente da non tralasciare se vuoi allinearti con la tua natura.

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Integrazione all’articolo dopo una discussione con Luigi…

…che mi scriveva:

Il fatto è che i criteri di “giustizia” spesso non sono condivisi: voglio dire che quel che è giusto per me non è detto che lo sia per te [...] Hitler era in pace con sé stesso? sembra che fosse molto sicuro di essere dalla parte della ragione. Insomma, apprezzo il tuo neo-Nitchiesmo pragmatico, ma forse andrebbe condito con un po’ di Heisemberg (teoria dell’indeterminazione)!

…e a cui rispondo:

Con un disclaimer tipo “Se non sei sano di mente, non tenere conto di ciò che leggi in questa pagina” questo articolo avrebbe avuto un buffo surplus di precisione. Che, se non mi fossi fatto un’idea del tipico lettore di un blog sul miglioramento personale, sarebbe stato teoricamente opportuno (anche senza ricorrere a casi estremi tipo quello di Hitler, si potrebbe pensare per esempio a una persona mentalmente instabile che viene quotidianamente presa in giro dai propri compagni di classe e che, dopo aver letto questo articolo, decide di dire “basta” accoltellandoli a morte).
Vero è anche che, nel percepire un’ingiustizia, perfino un intelligente lettore di questo blog relazioni interpersonali    Vuoi giustizia? Per prima cosa, sii giusto tu   icon smile possa aver torto… ma in tal caso, non trattandosi probabilmente di un potenziale delinquente, seguire il mio consiglio sulla coerenza e sulla esplicitazione pratica dei propri valori servirà proprio ad ottenere come risultato dei piccoli svantaggi momentanei, che gli faranno capire che era nel torto.
Questo mi ha fatto sentire autorizzato ad assumere che la persona abbia ragione su cosa è giustizia e cosa non lo è, per trattare tutto un altro tema, ovvero il modo di ragionare che porta ad attribuire agli altri o a sé stessi la responsabilità dell’esito spiacevole di una interazione, e l’opportunità di sostituire le lamentele con l’agire se si vuole ottenere in futuro qualcosa di diverso.
Sulla questione della soggettività o oggettività della giustizia che hai sollevato, ho preferito scrivere un articolo a parte, che trovi qui.

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